Dopo due anni dall’insediamento, ci sono i dati per fare il punto sulle conseguenze dell’azione di governo del presidente argentino Javier Milei. Il canale youtube Economia Italia fa un sintesi, da cui emergono sia luci che ombre.
Da un lato, Milei ha avuto successo nello stabilizzare l’economia. All’inizio del suo mandato il tasso d’inflazione mensile arrivava al 25%, e quello di povertà superava il 40%. Tramite una dura politica di austerità, segnata da riduzione della spesa pubblica e svalutazione della moneta, l’inflazione è scesa a un tasso del 2-3% mensile. Il tasso di povertà, dopo un primo rapido aumento, è poi sceso altrettanto bruscamente, così come quello di indigenza, scendendo sotto la soglia iniziale (i numeri precisi variano perché in Argentina si usano due indici leggermente diversi, ma non cambiano il quadro). Il PIL, dopo essere sceso a causa dell’austerità, è tornato a crescere, di nuovo superando il punto di partenza. I conti pubblici sono complessivamente sotto controllo.
Dopo una prima fase di rimbalzo, la cui intensità è stata proporzionale alla crisi precedente, tutti questi indicatori però hanno cominciato a rallentare. L’inflazione resta comunque molto alta (il tasso annuale è del 30%), così come il tasso di povertà e quello di disoccupazione. L’apprezzamento del cambio nel 2025 ha inoltre ridotto la competitività del paese, rallentando la crescita del PIL. Nel corso dell’ultimo anno sono riemersi i vecchi problemi strutturali dell’economia argentina, come un’economia caratterizzata da un vasto settore informale. Nel complesso, Milei ha risolto la crisi acuta che caratterizzava il momento in cui era stato eletto, ma rimane ancora tutto da vedere se questa sarà l’ennesima delle false ripartenze che hanno contrassegnato la storia economica del paese, senza modificarne davvero il fragile equilibrio, o se è l’inizio di una ripresa più strutturale.
![]()


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.