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Prendere Orbán sul serio

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Alexandre Lefebvre, uno studioso di filosofia politica, propone un’analisi della politica di Orbán che guarda ai valori che propugna, e che estende anche agli altri movimenti di estrema destra in giro per il mondo.

Spesso i critici liberali del regime – critici di cui fa parte anche l’autore – si focalizzano sulle motivazioni materiali del governo di Fidesz, che punterebbe solo al potere in quanto tale e all’accumulo di soldi attraverso la corruzione. Queste dinamiche esistono, così come è vero che spesso l’élite politica ungherese non rispetta le norme morali che dice di sostenere. Ma allo stesso tempo, c’è una coerenza interna nel modello di stato proposto da Fidesz, incentrata su una specifica idea di bene comune e cittadino virtuoso, e in cui molti credono sinceramente. L’Ungheria, dice Lefebvre, è un “regime teleologico”, che indirizza le risorse pubbliche per promuovere certi valori e non altri, e favorire alcuni modelli di vita rispetto alle alternative. Il supporto alla formazione di famiglie eterosessuali e tradizionali, per esempio, riceve quasi il 5% del PIL – una somma che, se pure non è riuscita a invertire il crollo demografico del paese, mostra che non si tratti semplicemente di uno specchietto per le allodole. Da questo punto di vista Orbán segna il ritorno a una pratica politica con una lunga tradizione, e questo aiuta a spiegarne il successo.

Most of us raised in liberal democracies carry an unspoken image of what a normal state does. It protects rights, maintains order, grows the economy and arbitrates disputes. But when it comes to life’s deepest questions — what makes a life worth living, what sort of person one ought to become — a decent state is supposed to show restraint. It shouldn’t privilege one vision of human flourishing over another. Such matters should be left to individuals, families, churches and associations.

That posture of restraint feels natural to us. Historically, it is anything but. For most of political history, from Plato and Aristotle onward, the point of political community was understood in teleological terms: The city exists not merely to secure life, but to specify what a good life is and make it possible. Politics was about ends. It was about shaping character, cultivating virtue, honoring certain forms of excellence and discouraging others. Liberalism, in this longer view, is an anomaly and represents a hard-won attempt to step back from authoritative answers to the question of how to live well.


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