Il bosco, come ben sanno i lettori di hookii, sta avanzando, e come conseguenza il paesaggio tradizionale delle malghe sta pian piano scomparendo: ne parla Il Dolomiti.
Nel sistema delle malghe, tradizionalmente le mandrie si spostavano fra il fondovalle in inverno e i pascoli di alta quota in estate. Le vacche appartenevano a razze tradizionali molto resistenti, che non avevano problemi a spostarsi di quota, e brucando impedivano che il bosco avanzasse: sfruttavano e creavano allo stesso tempo il proprio ecosistema, che non aveva nulla di naturale ma era, al contrario, il risultato dell’attività umana. Ora però molte attività a conduzione famigliare hanno chiuso, gli edifici delle malghe sono stati trasformati in strutture ricettive o locali per la vendita di formaggio, e l’allevamento ha cominciato ad essere gestito da aziende più grandi, basate a quote minori, e che impiegano vacche da latte molto specializzate. Pian piano quindi i pascoli vengono colonizzati prima da arbusti opportunisti come ginepro e rododendro, e poi da alberi come larici, pioppi, o salici.
Questa sostituzione ha creato una sfida per il territorio. Le razze specializzate sono macchine da latte straordinarie, ma sono anche più delicate: preferiscono i prati pianeggianti del fondovalle e faticano a raggiungere i pascoli più ripidi o distanti delle malghe. Quando l’animale smette di arrampicarsi per cercare l’erba migliore, i pascoli più alti e difficili vengono abbandonati. È proprio in quel momento che il bosco inizia la sua avanzata, “mangiando” centimetro dopo centimetro quegli spazi aperti che le razze rustiche, con la loro instancabile attività, riuscivano a mantenere puliti.
Recuperare questa convivenza significa proteggere non solo una tradizione, ma salvaguardare una ricchezza floristica e faunistica tipica delle nostre Alpi, mantenendo un paesaggio mosaicato che tutto il mondo ci invidia.


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