Il fitoplancton, l’insieme dei piccoli organismi che fanno la fotosintesi e vanno alla deriva negli oceani, è oggi uno dei principali produttori di ossigeno su questo pianeta. Eppure non è sempre stato così: i primi organismi di questo tipo vivevano in acque basse e ricche di nutrienti, e per centinaia di milioni di anni le acque profonde rimasero completamente prive di vita. Un video di Eons, e un articolo di Phys.org, illustrano una recente teoria su come sia cambiata questa situazione.
Nel corso del Cambriano si svilupparono un sacco di organismi multicellulari come i trilobiti, che in molti casi si dotarono di un esoscheletro fatto di chitina (un polimero organico) e carbonato di calcio. Dalle loro carcasse pezzi di chitina si diffusero nell’ambiente, finendo anche negli oceani, molto lontano da dove erano vissuti questi animali. Con sé, potrebbero aver portato alcuni batteri: gli scienziati si sono accorti che alcune specie del fitoplancton attuale possono colonizzare frammenti di chitina, ricavandone anche alcuni nutrienti. Su queste piccole “isole” protette fatte di pezzi di animali morti si sarebbero dispersi al largo, rimanendo abbastanza vicini alla superficie da poter fare la fotosintesi senza problemi: e con l’andare del tempo, si sarebbero evoluti in maniera tale da poter galleggiare in acqua senza più alcun supporto esterno. L’analisi genetica del fitoplancton mostra che la capacità di degradare la chitina risale esattamente all’epoca della diffusione degli artropodi marini, suggerendo che i due eventi siano legati. Se questa ipotesi fosse vera, mostrerebbe che l’evoluzione del microcosmo di alghe e batteri è sempre stata legata a quella degli animali, oltre che viceversa.
![]()


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.