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Esporsi alla falsificazione fa bene

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Comune Info pubblica una conversazione tra il fisico teorico e divulgatore scientifico Carlo Rovelli, autore di diversi libri di divulgazione, e il maestro di scuola elementare Franco Lorenzoni, suo amico e lettore. Rovelli, stimolato dalle riflessioni e dalle domande del maestro – che spesso prendono proprio spunto dai suoi saggi -, propone la sua analisi sul rapporto tra matematica e fisica, sapere scientifico e crescita individuale, politica e sapere, democrazia e progresso, didattica e scienza, ricerca e potere militare.

[…] Tu parli di Einstein e della più bella delle teorie, raccontando con molta emozione i tuoi primi approcci alla fisica, quando hai letto e studiato che quella teoria “predice che lo spazio si increspi come la superficie del mare, e gli effetti di queste onde gravitazionali sono osservati nel cielo sulle stelle binarie, e combaciano con le previsioni della teoria fino alla sbalorditiva precisione di una parte su cento miliardi”. “Tutto questo che emergeva piano piano dal libro rosicchiato dai topi non era una favola raccontata da un idiota in un accesso di furore, o l’effetto del bruciante sole mediterraneo della Calabria, un’allucinazione sul baluginare del mare. Era realtà. O meglio, uno sguardo verso la realtà, un po’ meno velato di quello della nostra offuscata banalità quotidiana”. Una condizione perché ci sia scienza è che la formulazione di leggi e teorie siano formulate in modo da potersi esporre alla falsificazione. In più occasioni hai sostenuto la relazione tra il metodo della scienza e l’argomentare democratico. Perché per te è così importante educare alla scienza oggi?

Perché ci insegna a non credere ai nostri maestri. A non credere a quello che sappiamo. E non c’è nulla che apra lo spirito come questo. I maestri sono essenziali, sono la nostra fortuna. Lo sono per due motivi: perché ci trasmettono il sapere passato, e perché ci invitano a porre domande; c’è una sottile contraddizione fra questi due ruoli, ma il secondo è altrettanto essenziale che il primo e forse lo è di più. Per questo, Franco, tu sei un maestro straordinario: perché il tuo lavoro è un invito infinito a porsi domande. Porsi domande significa rendersi conto che non abbiamo già le risposte. O meglio: che siamo pieni di risposte, ma forse sono sbagliate. Scoprire che abbiamo sbagliato è la porta per apprendere. Scoprire che possiamo sempre sbagliare è la porta per aprire la nostra mente, io penso. Tu riesci a insegnare ai bambini ad avere fiducia nelle proprie capacità di porre domande e scovare risposte, e allo stesso tempo essere pronti a cambiare idea e non restare impigliati in quello che ci sembra ovvio.

Immagine da Flickr.

 


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