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Il destino del romanzo

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Gli autori di una serie di interventi proposti nel corso di “Olii esausti – qual è il posto di un romanzo?” – una conferenza tenutasi alla scuola Holden il 9 dicembre 2019 – e raccolti in due articoli pubblicati su Il Tascabile indagano lo stato di salute del romanzo interrogandosi sul suo futuro.

Mi impressionò, una volta, imbattermi nel censimento degli “scrittori attivi” a Parigi negli anni della Rivoluzione francese. Qualche centinaio. Oggi, entrando negli anni Venti del Ventunesimo secolo, quanti sarebbero? La massa di scriventi/scrittori che dunque siamo ha davvero il diritto di pretendere che ci siano lettori? Dirò di più: che ci siano lettori bisognosi di leggerci. Vale la pena di estremizzare. Quanti professionisti dell’editoria avvertono l’urgenza di leggere romanzi, al di là dal lavoro che ai romanzi li inchioda? E quanti giornalisti culturali sentono l’impellente esigenza di fiondarsi sui volumi di narrativa di cui – quotidianamente! – discutono con gli uffici stampa? Quanti, invece, avvertono, di fronte a quella mole inesauribile di storie scritte, una certa stanchezza? Quanti insegnanti che assegnano analisi testuali di pagine di Verga e Manzoni corrono in libreria a cercare le cosiddette novità? E quando hanno letto l’ultimo romanzo “contemporaneo” i docenti di letteratura italiana delle università?

Immagine da pixabay.


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