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Il Dissidente, cronaca di un assassinio pianificato

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“Riteniamo che il principe ereditario saudita Muhammad bin Salman abbia approvato un’operazione a Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi. Basiamo questa valutazione sul controllo del principe nel processo decisionale all’interno del regno, nel diretto coinvolgimento di un suo consigliere chiave e di membri della scorta di sicurezza di Muhammad bin Salman, e del sostegno del principe all’uso di misure violente per silenziare dissidenti all’estero, incluso Khashoggi. Dal 2017 il principe ereditario ha assoluto controllo delle organizzazioni di sicurezza e intelligence del regno, rendendo molto improbabile che funzionari sauditi abbiano condotto un’operazione di questa natura senza l’autorizzazione del principe ereditario”.
Iniziava così il documento dell’intelligence americana rilasciato a fine febbraio sull’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi da parte saudita, mettendo nero su bianco quello che in realtà era già emerso da tempo. Quel documento sta continuando a produrre reazioni. C’è chi ritiene che gli Stati Uniti abbiano fatto un passo in avanti – voluto dalla nuova presidenza Biden – ma non abbastanza, dal momento che non hanno sanzionato proprio il principe ereditario, noto anche come MbS.

Ma quel documento va letto insieme alla visione di un documentario uscito di recente, The Dissident, la storia dell’omicidio Khashoggi ricostruita dal premio Oscar Bryan Fogel (in Italia distribuito da Miocinema, si può vedere online con sottotitoli in italiano).

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