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Il futuro dell’Europa si decide in periferia

Il futuro dell’Europa si decide in periferia

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Un articolo pubblicato su Internazionale sostiene che il voto delle periferie nelle elezioni europee in corso potrebbe risultare decisivo.

Dal 23 al 26 maggio gli europei votano per eleggere il nuovo parlamento dell’Unione. Ma dov’è l’ago della bilancia? Quale luogo, in un continente così variegato, può rivelare il polso dell’Europa? Un tempo la distinzione fondamentale era tra destra e sinistra. Le aree con solide tradizioni economiche cooperative e una forte presenza della classe operaia (l’Emilia Romagna in Italia o la Ruhr in Germania) erano più vicine alla sinistra, mentre la destra dominava nelle roccaforti del centralismo politico (la Castiglia in Spagna), nelle ricche zone di confine (la Scania in Svezia) o nelle regioni con una forte identità (la Baviera in Germania). I luoghi dove si decideva tutto erano quelli dove le tendenze si mescolavano, come la Bassa Sassonia in Germania o l’Aragona in Spagna.

Con la scomparsa dell’identità di classe, però, questa distinzione sta svanendo. Alle prossime elezioni i popolari e i socialdemocratici potrebbero perdere molti voti a favore di partiti che hanno un posizionamento molto più netto su una nuova scala politica. Questa scala, ideata da David Goodhart, prende come estremi il somewhere (da qualche parte) dei piccoli centri rurali e l’anywhere (ovunque) delle grandi città cosmopolite.


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