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Il futuro è in orbita

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Un articolo di ISPI a firma di Clelia Iacomino tratta della cosiddetta Space Economy. Parte dal definire il termine:

Ultimamente, si sta affermando sia nella comunità spaziale, sia nel pubblico generale, il fenomeno della Space Economy. Questo termine include tutte le attività che implicano l’utilizzo commerciale dello spazio che vanno dall’orbita bassa terrestre e spazio esterno.

La Space Economy si caratterizza per una diversa interazione tra pubblico e privato rispetto al passato. Se all’inizio dell’era spaziale le attività venivano condotte prevalentemente dai governi, ora sono molti gli attori privati coinvolti nei programmi spaziali, aprendo così la strada per nuovi modelli di business e per lo sviluppo di tecnologie innovative, che vanno dai lanciatori ai satelliti, che hanno ridotto notevolmente il costo degli investimenti. Dall’inizio dell’era spaziale, l’attività globale, sia civile che militare, è stata essenzialmente guidata dai governi e motivata da obiettivi strategici, politici e scientifici. In questa fase, i governi hanno contribuito allo sviluppo di tecnologie spaziali per scopi soprattutto istituzionali e militari, con missioni divenute parte dell’immaginario collettivo. Dal 1970 al 2000, l’economia dello spazio ha visto l’ingresso di società private soprattutto nelle telecomunicazioni civili via satellite e nella trasmissione di segnali televisivi. Tuttavia in questo periodo le attività governative sia civili sia militari hanno continuato a predominare. Ad ogni modo, la tecnologia satellitare è stata estesa a vari servizi e applicazioni, inclusi prodotti e servizi di informatica, televisione, sistemi GPS e telefoni cellulari.

Ne fa una rapida disamina economica:

Per quanto riguarda il valore complessivo del settore spaziale, i ricavi sono cresciuti stabilmente dai circa 176 miliardi di dollari del 2005 ai 385 miliardi del 2020. Il valore consolidato include sia i fondi governativi, sia i ricavi commerciali, che possono essere sia business-to-government che business-to-business. Nel 2020, i programmi spaziali governativi si sono attestati sugli 83 miliardi di dollari, di cui 13 miliardi dedicati a contratti per servizi commerciali downstream. Allo stesso tempo, le entrate commerciali per il settore spaziale erano stimate in 315 miliardi di dollari.

E chiude identificando le sfide future dettate dalla crescita del settore:

Il settore spaziale, nel medio e lungo periodo, dovrà affrontare due grandi sfide a livello globale: l’aumento dei detriti spaziali nelle orbite LEO, e le missioni commerciali sulla Luna.

Steve Jurvetson, di cui Forbes fornisce un profilo nonché autore dell’immagine in evidenza, fornisce nella pagina di Flickr dove è caricata la foto una sua considerazione sul turismo spaziale e sulle differenze tra voli suborbitali e orbitali:

Back in 2012, I wrote a blog post on my space-faring dreams — specifically, a space-walk in a very-low orbit around the moon, with an unfettered view, soaring like superman above the lunar landscape. But, I mainly wrote about why I have no interest in suborbital rocket tourism, especially compared to the alternative experiences out there (zero-g flights and high altitude balloons).

Now in 2020, suborbital tourism has become even less appealing (shorter flights and lower altitudes), and I have to wonder if people are imagining that these suboptimal flights are something that they are not — something akin to the magical experiences astronauts had over the past 50 years.

I was reminded of this when Space Adventures announced their 2021 orbital tourism offerings yesterday, going to the same heights as Gemini XI… 16x higher than the suborbital hoppers. Their photo strip of the views at different altitudes are very different from the photos I have seen from our amateur rockets and balloons. So, I added them below for contrast.


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