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Il giocoso segreto dell’Eurovision

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Organizzato annualmente dall’Unione europea di radiodiffusione con l’intento di coinvolgere il pubblico dei diversi paesi europei e promuoverne l’integrazione, l’Eurovision è un calderone di generi musicali, costumi di scena, lingue, colori, giochi pirotecnici, nazionalità e stranezze in cui manca l’onnipresenza del marketing tipica di tutti gli altri eventi musicali e sportivi internazionali.

Un aspetto che si nota fin dalla scelta delle canzoni in gara, che sono tradizionalmente selezionate più per intrattenere il pubblico durante la serata che con l’effettivo intento di farle arrivare in radio e al successo commerciale.

Ne parla Claudio Rossi Marcelli su Internazionale

Lo scorso fine settimana sulla piattaforma di musica in streaming Spotify è accaduto qualcosa apparentemente difficile da decifrare: La cura di Franco Battiato, che dal giorno della morte del cantautore dominava la classifica italiana, è stata soppiantata dalla versione elettronica di un canto pre-cristiano della tradizione folk ucraina dedicato al raccolto della canapa. Questo semplice aneddoto fa capire di che creatura bizzarra parliamo quando parliamo di Eurovision.

Shum dei Go_A, la canzone in questione, era infatti la proposta ucraina nell’edizione 2021 dell’Eurovision song contest, che si è conclusa il 22 maggio a Rotterdam con la vittoria del gruppo italiano dei Måneskin. Con oltre duecento milioni di telespettatori l’Eurovision è la competizione canora più seguita del mondo, eppure sarebbe impossibile paragonarla a qualunque altra manifestazione del panorama musicale internazionale. A partire da una caratteristica più unica che rara: l’assenza di una logica commerciale.

Immagine da Flickr


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