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Il sangue di Elizabeth Warren

Il sangue di Elizabeth Warren

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Has there ever been a clearer “I’m running for president” move than that?
Nate Silver

Elizabeth Ann Warren, nota senatrice democratica di sinistra e probabile candidata alle prossime primarie del partito, è da tempo coinvolta in una polemica con Donald Trump riguardo la sua ascendenza. La Warren ha spesso parlato di aver avuto un antenato nativo americano, e si è a volte definita “membro di una minoranza”, per quanto non appartenga ad alcuna delle “tribù riconosciute” (un concetto non solo tuttora esistente in America, ma anche alquanto delicato) e non abbia mai ottenuto vantaggi pratici da ciò.

Il presidente Trump l’ha sfidata a “provare” il suo sangue indiano con un test genetico: sfida che la Warren ha raccolto e i cui risultati sono stati recentemente resi noti in un video, presentati dal genetista Carlos Bustamante.

Ciò non ha calmato in alcun modo le polemiche: al di là dei forti dubbi sulla validità scientifica di questo test, che fa coincidere la presenza di cinque marker genetici vagamente mesoamericani con “la quasi certezza di un antenato indiano”, vari membri delle varie nazioni indiane non hanno affatto gradito la mossa della senatrice del Massachusetts per due ordini di motivi.

Il primo, come spiega la professoressa Kim TallBear in questa intervista (audio, 13 minuti) è lo sconforto nel vedere sia la destra che la sinistra pensare “l’identita indiana” secondo categorie direttamente figlie del razzismo scientifico europeo e del colonialismo.

Il secondo lo riassume Krystal Tsotsie, dottoranda in genomica:

Native American identity is not one of biology, but of culture. And, crucially, “Native American” is a political designation that confers rights. If that designation becomes tied to a DNA test, it could threaten those rights.


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