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La dura vita degli anfibi milanesi

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Un articolo di Scienza in rete spiega che, negli anni ’80, alcuni studiosi cominciarono ad osservare, in diverse aree del globo, un declino numerico nelle popolazioni di alcune specie di anfibi. In principio, consci del fatto che si potesse trattare di oscillazioni cicliche, e non avendo a disposizione serie di dati storici con cui porre in essere risolutivi confronti, gli scienziati non avanzarono alcuna ipotesi, preferendo l’osservazione continuativa sul campo e quindi una raccolta di dati più ampia dal punto di vista temporale. Ma la verità non si fece attendere e il fenomeno si manifestò presto in tutta la sua drammatica incontestabilità: in alcune zone del nostro pianeta, il numero di esemplari di alcune specie di anfibi stava nel tempo effettivamente diminuendo. L’autrice del pezzo, Alessandra Davini, indaga le cause di questa crisi faunistica, che negli ultimi decenni pare abbia interessato anche la città di Milano, dove gli operatori del Centro Forestazione Urbana (CFU) hanno adottato alcuni provvedimenti in grado di contrastare il fenomeno, ripopolare alcuni spazi e ridurre gli agenti alla base del declino.

La “doppia vita” degli anfibi (amphì doppio, bios vita) ha un’origine antichissima: fra i vertebrati, sono il gruppo che circa 350 milioni di anni fa mise il primo “piede” (in realtà si trattava di un elemento riconducibile a una pinna modificata) fuori dall’acqua iniziando la colonizzazione della terraferma. Gli anfibi però rimasero vincolati a entrambi gli ambienti. I primi vertebrati a rendersi totalmente indipendenti dall’ambiente acquatico grazie ad adattamenti fisiologici e anatomici furono i rettili, separatisi da una linea evolutiva degli anfibi 310 milioni di anni fa. Solo in seguito comparvero, da due diverse linee evolutive rettiliane, i mammiferi e, molto più tardi, gli uccelli.

Immagine da Wikimedia.


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