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La famiglia secondo Fabrice Du Welz: il thriller degli anni 90 reinventato

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Fabrice Du Welz è uno dei registi francofoni più controversi degli ultimi anni. Dopo l’esordio nel 2004 con “Calvaire”, film estremo che ha portato al successo un attore particolarissimo come Laurent Lucas, ha continuato a produrre, con una certa parsimonia, opere molto crude che si interrogano sul desiderio, l’identità e il genere, in modo non convenzionale. In forma affrettata il suo cinema viene definito come il cinema dell’amour fou, degli amori folli e impossibili, che finiscono quasi sempre in un liberatorio bagno di sangue. Noto al pubblico dei festival, Du Welz presentò il suo secondo lavoro, “Vinyan”, a Cannes, mentre il suo ultimo film intitolato “Inexorable” è stato recentemente presentato in concorso al Festival di Toronto.

“Inexorable” sembra prendere le mosse da certi thriller anni novanta, come quelli diretti da Adrian Lyne (Attrazione fatale, Unfaithful) o da Curtis Hanson (La mano sulla culla) dove una sconosciuta si introduce all’interno di una famiglia borghese come ragazza alla pari, per minare e compromettere dall’interno gli equilibri della coppia e di tutto il nucleo.

Du Welz porta alle estreme conseguenze queste premesse e realizza un film crudissimo e senza alcun compromesso. La critica internazionale si è spaccata in due, mentre in Italia è stata pubblicata una sola recensione al momento.
Qui trovate la recensione di Aurore Engelen tradotta dal francese e pubblicata dal sito Cineuropa, e la recensione scritta dal critico cinematografico Michele Faggi per Indie-eye.

Immagine da Pixabay.


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