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La lettera di Lovecraft (sul suo ateismo)

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A cura di NedCuttle21 (Ulm)

Micromega presenta il frammento di una lettera scritta da H.P. Lovecraft e indirizzata allo scrittore Emil Petaja, nella quale il grande autore statunitense di romanzi e racconti horror e di fantascienza spiega le ragioni della sua non credenza nella religione e nel mondo del sovrannaturale in generale.

Per quanto riguarda la questione della religione, sebbene un racconto non sia di certo un luogo dove esternare visioni filosofiche, devo dire che io stesso non credo in qualsivoglia forma di soprannaturale. Mentre la religione era una cosa perfettamente naturale per l’umanità durante le sue prime epoche, quando nulla di definito era conosciuto nei riguardi della costituzione della materia e delle cause dei fenomeni naturali, ebbene ad oggi non c’è alcuna ragione per la sua esistenza alla luce di ciò che sappiamo nei riguardi dell’universo e nei riguardi dei nostri stessi processi mentali ed emotivi.
Ora capiamo che i diversi avvenimenti dell’universo e i fenomeni della vita e della coscienza sono tutti parte di uno schema generale di mutazioni di forza e materia il cui flusso perpetuo [non ha] una direzione o uno scopo consci. Se da un lato non c’è una confutazione sicura di una coscienza cosmica, dall’altro non c’è motivo per credere che esista una cosa di tal genere. È esattamente come se io dovessi dire che un uomo di nome Smith vivesse in una casa di mattoni in una città chiamata Nuth sul terzo satellite di Giove. Non c’è modo di smentire quanto affermo, ma chi crederebbe in qualcosa di così ingiustificato e improbabile? E quando arriviamo ad analizzare il soprannaturale troviamo che crea un presupposto non meno ingiustificato e improbabile. Ciò che realmente fa sì che ci si liberi della credenza nel soprannaturale è la nostra moderna comprensione del motivo per cui è esistita.
Immagine: Will Hart


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