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La rivoluzione di Algeri è a un’ora di volo, l’Italia finge di non saperlo

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Com’è la rivoluzione vista da vicino? Dal 22 febbraio 2019 gli algerini scendono in piazza per chiedere un nuovo sistema politico, l’instaurazione di una democrazia, di uno Stato di diritto, di una società più aperta. Hanno ottenuto già alcuni risultati sorprendenti: l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika è stato costretto a dimettersi e a rinunciare al suo quinto mandato dopo vent’anni di potere, e le proteste proseguono in un clima pacifico e sereno, senza scontri. Anche le nuove elezioni presidenziali, proposte dal potere in questa fase di transizione per il prossimo 4 luglio, e rifiutate dalla piazza, che ha paura di un voto che cambi tutto per non cambiare niente, sono state rinviate.
Algeri è esattamente a un’ora e un quarto d’aereo da Roma, l’Italia è il secondo partner commerciale dell’Algeria, gli italiani sono stimati e i nostri imprenditori hanno parecchi interessi nel paese. Ma la nostra classe politica non investe nelle relazioni italo-algerine, e anzi ritiene il paese nordafricano periferico, lontano e pericoloso.
Francesco Maselli è stato ad Algeri per capire la rivoluzione in atto e come sono evolute le relazioni dell’Italia con i paesi del Mediterraneo. Nell’ottavo episodio di Cavour ne discute con Francesca Paci, giornalista de La Stampa, e Silvia Colombo, responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medioriente presso l’Istituto Affari Internazionali.

La nuova puntata di Cavour si può ascoltare su Spreaker.


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