In un articolo pubblicato su Il Tascabile, Sofia Belardinelli ci parla di come gli esseri umani non abbiano smesso di evolversi, avendo trasformato il pianeta e creato nuove pressioni selettive su se stessi. L’autrice contesta l’idea moderna secondo cui la specie umana sarebbe ormai sostanzialmente separata dalla natura grazie al progresso, ricordando invece che l’evoluzione è un processo continuo e che anche noi ne siamo parte integrante.
La nostra specie ha sempre modificato l’ambiente, fino a trasformare circa l’80% delle terre emerse. In particolare, nel corso dell’ultimo secolo industrializzazione, urbanizzazione e sfruttamento delle risorse naturali sono enormemente aumentati. Come abbiamo cambiato i nostri ecosistemi, però, abbiamo cambiato anche la nostra biologia, creando le condizioni per cui alcuni geni si diffondessero a scapito di altri. Un esempio classico è la persistenza dell’enzima della lattasi in età adulta (che permette di digerire il latte), che si è diffusa nelle popolazioni che hanno sviluppato l’allevamento: un esempio di quella che viene definitia “coevoluzione geni-cultura”. Un altro adattamento, creato dalla nostra espansione in habitat di alta quota, sono quelli che riguardano le popolazioni che vivono sulle montagne di Ande, Tibet, ed Etiopia.
Il testo cita poi esempi di evoluzione umana recente o in corso: il rapporto inverso tra alcune varianti genetiche associate a migliori condizioni socioeconomiche e fertilità, o la diffusione della miopia, legato sia a fattori ambientali sia a possibili dinamiche selettive sui geni associati ad essa. Nella parte finale, Belardinelli sottolinea che inquinamento, cambiamento climatico, degradazione ambientale e stili di vita nel mondo industrializzato incidono negativamente sulla salute umana e potrebbero, se persistenti per generazioni, ridurre la fitness della specie.
Insomma, se davvero l’ambiente che abbiamo creato intorno a noi fosse “patogenico”, cioè fosse causa della crisi sanitaria che oggi registriamo nelle società industrializzate, ciò vorrebbe dire che noi umani ci siamo rinchiusi in una trappola evolutiva, creando le condizioni per il nostro stesso declino. Non un finale glorioso, per degli animali che hanno preteso di dimenticare la propria origine biologica.


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