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L’ideologia alla base dell’olimpismo moderno

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Il Tascabile pubblica un articolo di Simone Caputo, ricercatore in Storia della Musica all’Università La Sapienza di Roma, che analizza l’influenza sui giochi elitari di Pierre de Coubertin del dramma musicale “Olimpiade”, scritto nel 1733 da Pietro Metastasio.

Per il prestigio del suo autore e per la qualità letteraria, l’Olimpiade fu un modello fra i più ammirati del suo tempo, ed ebbe un rilievo musicale non comune. La sua fortuna si estese dal Settecento all’Ottocento, e contribuì a prefigurare e trasmettere quella particolare visione degli antichi Giochi ellenici che condusse Pierre de Coubertin alla definizione del moderno olimpismo.

L’opera fu commissionata dall’Imperatore Carlo IV per celebrare il compleanno della moglie: musicata da Antonio Caldara, andò in scena per la prima volta a Venezia.

Nel corso dei decenni a seguire furono realizzati più di 50 lavori a partire dal libretto di Metastasio: la maggior parte dei compositori mise in musica il testo integralmente (tra questi Vivaldi, Pergolesi, Hasse, Jommelli, Cherubini, Paisiello); altri (come Gluck, Mozart e Beethoven) si limitarono a musicare singole arie.

Il dramma di Pietro Metastasio fornisce una ricostruzione delle gare e dei rituali olimpici fantasiosa e imprecisa, ma questa visione divenne ben presto una rappresentazione credibile dei giochi.

Più che una storia di atleti e atlete, l’Olimpiade è, dunque, un dramma sul conflitto tra onore, amicizia e amore, in cui il dovere morale trionfa sulle passioni: le gare sono solo rievocate dall’azione e le vicende a esse connesse restano sullo sfondo. Il ruolo dei Giochi olimpici è quello di fornire, attraverso un’ambientazione eroica che supporti in maniera convincente l’evolversi dell’azione, modelli di virtù, resistenza d’animo e forza morale che assicurino stabilità e progresso sociale.

L’opera seria era all’epoca uno spettacolo riservato alle corti europee e gli ideali contenuti nel testo di Pietro Metastasio valorizzavano la monarchia.

Allo stesso modo Pierre de Coubertin si appoggiò all’aristocrazia di fine ottocento per realizzare i Giochi olimpici moderni che nacquero prevalentemente rivolti alle élites delle grandi nazioni occidentali.

L’olimpismo diffuso dall’Olimpiade fu lo stesso che animò gli intenti di Coubertin, il quale, proprio come in una staffetta d’atletica, ne raccolse il testimone. Gli sportivi immaginati dal barone francese non erano così lontani dal modello eroico fornito da Metastasio: rappresentanti di virtù “alte”, spinti dal sentimento dell’onore ed esempi di una rettitudine capace di dare equilibrio al singolo e alla società.

Immagine da Pixabay


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