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Marco Bentivogli: «Un Paese pieno di debiti e senza industria non sarà mai sovrano»

Marco Bentivogli: «Un Paese pieno di debiti e senza industria non sarà mai sovrano»

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A cura di @Lowresolution.

Intervista a tutto campo de Linkiesta a Marco Bentivogli, leader della Fim Cisl, che ha seguito tutte le crisi industriali degli ultimi anni. Bentivogli sembra molto scettico sul nuovo “governo del cambiamento”, critica la “quota 100” per superare la Fornero “che pagheranno i giovani”, è convinto che il nostro paese deve difende la sua leadership manifatturiera, che i lavoratori combatteranno per proteggere il proprio posto di lavoro, a partire dall’Ilva che resta strategica, e vede un ruolo chiave dell’innovazione per il futuro del paese:

Vedremo come il ministro Tria vorrà usare Cassa Depositi e Prestiti. Se vuole farne la cassaforte per tornare ai “tarallucci e vino” del capitalismo di Stato, siamo sulla cattiva strada. Magari salvi le imprese nel breve ma uccidi l’innovazione, che è quel che conta di più. Qui siamo alla vigilia del secondo balzo in avanti dell’umanità. Serve capacità di progettazione sociale, politica, industriale, non un salvagente per imprese decotte che invece vengono salvate dalla loro stessa capacità di innovare.

Di Maio dice anche che vuole risolvere le crisi industriali con il reddito di cittadinanza…
Io seguo tutte le crisi industriali più dure da 10 anni. Nel 95% dei casi i lavoratori non vogliono ammortizzatori, ma lavoro. E senza politiche attive adeguate, il reddito di cittadinanza è un boomerang che costa molto e serve a poco. Siamo un Paese che spende poco e male in formazione e riqualificazione e abbiamo già una quota di neettra le più elevate d’Europa: credo che negare a una persona la possibilità di guadagnarsi da vivere sia il peggior sopruso che gli si possa fare. Gli si leva la libertà, oltre al pane. Pensate poi ad un metalmeccanico che lavora sodo e paga tutte le tasse con accanto un lavoratore in nero, esente dal pagare tasse e un sussidio mensile.

Bentivogli non risparmia critiche al PD e a Calenda:

Non sono d’accordo con Carlo Calenda quando dice che i populisti hanno vinto perché si sono occupati del presente, mentre la sinistra ha perso perché ha parlato del futuro. Lo dico con rammarico ma mi sembra il contrario, in realtà: c’è più futuro nei discorsi di Davide Casaleggio che in quelli del Pd.


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