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La rinegoziazione del debito di Roma

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A cura di @Lowresolution

Il Comune di Roma con quasi 1.700 mutui è sommerso dai debiti e il nuovo sindaco Raggi vuole rinegoziare i termini di pagamento. Complessivamente il debito supera i 12 miliardi di Euro, di cui 8,7 Miliardi con la Cassa Depositi e Prestiti (in pratica con lo Stato) e oltre 3,2 Miliardi di Euro con fornitori ed enti privati vari. Le possibilità della Raggi  di allungare i tempi di pagamento si possono applicare solo alla quota della CdP, Governo permettendo.

Sulla carta il primo cittadino si occupa solo del debito ordinario di Roma Capitale, pari a circa 1,2 miliardi. Dal 2008, quando era sindaco Gianni Alemanno, quelli pregressi sono invece separati da quelli dell’ordinaria amministrazione e gestiti da un commissario straordinario. Nell’agosto 2015 il governo ha scelto per quella carica la Scozzese, magistrato della Corte dei Conti, ex direttore della fondazione Ifeldell’Anci, fedelissima di Graziano Delrio. Stando alla sua audizione del 5 aprile scorso alla commissione Bilancio della Camera, il debito finanziario ammonta a 8,76 miliardi. La fetta più corposa è rappresentata da 1.686 mutui, di cui quasi 1.500 contratti con la Cassa depositi e prestiti, il gruppo controllato dal Tesoro che gestisce il risparmio postale degli italiani, e gli altri con istituti privati. Infine c’è il Buono ordinario comunale (Boc) emesso nel 2003, un’obbligazione con cedola annuale e rimborso del capitale alla scadenza – fissata al 2048 – per un valore di 1,4 miliardi.

Fornitori e altri enti attendono 3,2 miliardi – Al debito finanziario va sommato quello commerciale, che comprende le somme dovute alle ex municipalizzate come Atac e Ama, alla Regione e altri enti della pubblica amministrazione, a Equitalia. In tutto l’esposizione è di 3,2 miliardi. Ma non tutti i 12mila creditori, paradossalmente, sono noti. Stando alla Scozzese, “per il 43% delle posizioni non è stato individuato direttamente il soggetto creditore”.

Immagine da Wikimedia Commons.


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