stiamo tranquilli…

Ripercorsi

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Dopo quattro anni e quasi cento articoli inediti, è ormai consueto l’arrivo del numero estivo, dove proviamo a tracciare quello che è successo nell’ultimo anno per chi è interessato a recuperare qualche lettura.

Raccontiamo i cambiamenti climatici da tante angolazioni – scientifiche, culturali, letterarie, politiche – e ogni tanto serve fare il punto, ripercorrere il filo dei discorsi.

Cliccando sui link che fioccheranno potrete andarvi a rileggere le vecchie MEDUSE nella loro interezza. L’archivio degli ultimi venti episodi, invece, è sempre disponibile qui.

Nell’ultimo anno abbiamo esplorato, non di rado, una qualche forma ibrida tra racconto e reportage. Per esempio abbiamo conosciuto Tian-Yu, che vive disegnando sticker per WeChat, un’applicazione scaricata da un miliardo di utenti che la usano per ogni servizio e pagamento, sviluppata da Tencent che ne condivide le metriche con il Partito comunista cinese. Su WeChat si può fare tutto quello che si può fare.

“Gli sticker comunicano alludendo, si nascondono in piena vista. Qualcosa sta cambiando, ma ne avvertiamo solo dei contorni vaghi, così come il paesaggio dell’infanzia, anche quello mentale si trasforma secondo strappi e sabbie mobili, traumi visibili e non. A proposito di tassonomia: per questa condizione esiste una parola, solastalgia, la nostalgia del conforto. È un termine che discende dalla pratica clinica e psicologica, descrive il malessere che ci accompagna quando il nostro ambiente è stato violato, distrutto. Un concetto da tenere a mente, da metabolizzare, perché i cambiamenti accelerano su scala esponenziale, e perché siamo in mezzo, o alla fine, o entrambe, di una pandemia; le pandemie innescano processi di trasformazioni profonde, non sempre percepibili sulla scala dei giorni e forse mesi, ma di anni senza dubbio, e decenni. Internet, parrebbe, si è imposto come strumento di cura solastalgica senza che questo incarico venisse discusso”.

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