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Storie ordinarie (ma drammatiche) di abbandono scolastico

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Su “Il diario di un prof”, rubrica de Il Foglio, vengono tracciati i contorni di un caso di abbandono scolastico , non privo di risvolti drammatici. E’ la storia di una studentessa, Veronica, raccontata dal suo professore, Marco Lodoli, che l’ha vista scomparire dai banchi.

E’ arrivata lo scorso anno, Veronica, in quarta, e alle spalle aveva una storia che avrebbe potuto riempire dieci libri angosciosi: una famiglia complicata, un fratello morto a vent’anni dopo un lungo periodo passato in comunità di recupero, e lei su e giù tra Bologna e Roma sui treni, sbandata, persa, tragicamente randagia.

Lodoli ascoltava i suoi racconti di una vita trascorsa in stazione.

“Ho vissuto più di un anno alla stazione Termini”, mi raccontava, e io quasi non potevo crederci, perché non aveva smarrito neppure un soffio della sua innocenza. […] “Non mi sono mai drogata, non mi sono mai prostituita”, mi diceva, e io avevo quasi paura a fare altre domande, a chiederle cose avesse visto, cosa avesse provato in tutto quel tempo.

Volava prendere il diploma, Veronica. Per tornare in stazione, salire sui treni e cambiare la propria vita.

“Vorrei prendere il diploma”, mi diceva, “e poi fare un concorso per lavorare sui treni, come personale di bordo, o anche al bar del vagone ristoro”. Immaginava comunque la sua vita correre sui binari.

Un anno di scuola, la promozione, la sensazione che la giovane ragazza avesse imboccato la strada giusta. In quinta però il banco di Veronica è tornato vuoto. E il professore è rimasto in classe, pieno di dubbi e di domande senza risposta.

Ogni volta che uno studente scompare mi cresce dentro una sofferenza, e anche l’impressione di non avere fatto tutto quello che potevo fare per trattenerlo qui, accanto a me. Sono così giovani, così soli, chi li aiuterà a difendersi dal mondo? Chi li proteggerà dalla vita? Guardo il banco vuoto, e quel vuoto me lo sento dentro, gelido, crudele.

Immagine da Pixabay

A cura di @mick e @Kenmare


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