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Summit NATO, fra timida deterrenza e tentazioni isolazioniste americane

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Su suggerimento e a cura di @Duc D’Otrante.

Si è da poco concluso il vertice NATO in Polonia. Brian Whitmore fa il punto sui risultati politici su RFE/RL. Come ricordato più in dettaglio da Bloomberg, la NATO probabilmente incrementerà la sua presenza di 4-5000 unità a fronte di un aumento previsto di 30,000 uomini del contingente russo, che già oggi ha una superiorità schiacciante. Come evidenziato da diversi studi, un eventuale attacco russo non potrebbe essere fermato. L’idea del deterrente è nella presenza stessa di soldati di diversi Paesi NATO. Un attacco verso i Paesi della regione significherebbe non solo un attacco a Paesi non difendibili, ma anche, in virtù della perdita di truppe occidentali, un attacco alla NATO nella sua interezza. Si tratta quindi di una rassicurazione politica, più che militare, sull’impegno NATO a rispettare il Capitolo 5, che prevede l’intervento dell’Alleanza nella sua interezza in caso di attacco ad un Paese Membro. Per un’altra approfondita analisi, cf. questo articolo su The National Interest.

Va ricordato che quasi tutti i membri europei della NATO hanno ridotto sensibilmente il budget militare dalla fine della Guerra Fredda, persino il Regno Unito. Al momento quasi nessuno Stato europeo membro dell’Alleanza raggiunge il 2% minimo di budget destinato alla difesa richiesto dagli accordi NATO. Nel 1990 la spesa complessiva in armamenti dei 14 Paesi membri era $314. Nel 2015 i 26 Paesi membri hanno speso $227. Solo quest’anno la spesa militare ha quasi interrotto la decrescita. La mancanza di partecipazione concreta di quasi tutti i Paesi europei alla spesa per una difesa comune sta spingendo alcuni Think Tank americani, come il prestigioso e potente Cato Institute, a chiedere da abbandonare la NATO, prendendo posizioni molto più dure di quelle dello stesso Trump.

 

Immagine in Pubblico dominio da Wikimedia Common

 


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