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The shape of time

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Su Aeon un articolo di Emily Thomas dal titolo The shape of time, ci racconta come il modo di percepire lo scorrere del tempo è cambiato nel tempo, in particolare a partire dal 18° secolo.

We imagine the past stretching in a line behind us, the future stretching in an unseen line ahead. We ride an ever-moving arrow – the present. However, this picture of time is not natural. Its roots stretch only to the 18th century, yet this notion has now entrenched itself so deeply in Western thought that it’s difficult to imagine time as anything else. And this new representation of time has affected all kinds of things, from our understanding of history to time travel.

Per millenni, le culture occidentali hanno immaginato il tempo come ciclico. I Greci, da Platone agli Stoici, vedevano il cosmo come un insieme di movimenti circolari: giorni, stagioni, “grandi anni” cosmici che si ripetono. Anche nella Bibbia convivono ciclicità (“nulla di nuovo sotto il sole”) e linearità (la storia unica della creazione, del diluvio, della salvezza). Per secoli, queste due visioni – ciclica e lineare – coesistono senza che nessuno senta il bisogno di rappresentare il tempo come una linea tracciata su un foglio.

The god ‘brought into being’ the sun, moon and other stars, for the ‘begetting of time’. They trace circles in the sky, creating days, months, years. The ‘wanderings’ of other, ‘bewilderingly numerous’ celestial bodies also make time.

Il cambiamento arriva nel XVIII secolo con un’invenzione che oggi ci sembra banale: la “linea del tempo” (timeline), proposta per la prima volta da Joseph Priestley, scienziato e filosofo, che nel 1765 crea la prima linea del tempo moderna: una lunga striscia orizzontale che rappresenta secoli, su cui colloca la durata della vita di migliaia di personaggi storici. Per giustificare questa novità, Priestley spiega che il tempo può essere immaginato come uno spazio misurabile, e quindi come una linea. Da quel momento, le timeline si diffondono ovunque: libri, atlanti, giornali. Diventano un modo naturale di pensare la storia.

Nel XIX secolo quattro modi nuovi di rappresentare il mondo fissarono l’idea del Tempo come una linea:

Cronografia: l’arte di rappresentare gli eventi storici; William Playfair inventa i grafici a linee, che usano il tempo come asse orizzontale (1765).

Evoluzione: i grafici che Darwin disegna nel suo L’origine delle specie mostrano il tempo come una linea verticale che si complica man mano che si sale, e non più come un circolo, come per esempio faceva Charles Lyell nelle sue ipotesi sull’evoluzione (1859).

Cronofotografia: l’arte di catturare il movimento con una sequenza di immagini: : il tempo diventa qualcosa che si può “spalmare” nello spazio (1870).

La Quarta dimensione: la teorizzazione, da parte della matematica che esistano più dimensioni oltre alle tre note (lunghezza, larghezza e profondità), e che il tempo sia una di queste. Se il tempo è una delle dimensioni dello spazio, allora potrà essere una linea.

Cambiando il modo con cui il tempo viene teorizzato, anche molte altre idee subiscono delle variazioni: se lo scorrere del tempo mostra società sempre più complesse dal punto di vista tecnologico, culturale, scientifico, allora l’umanità è un costante miglioramento. Questa idea è alla base del pensiero dell’epoca vittoriana.

For Victorians, belief in progress only grew, impelled by rapid scientific and technological development. Victorians saw the invention of railway systems, light bulbs, telegraphs, typewriters, fridges, telephones. The historian Thomas Macaulay claimed: ‘The history of England is emphatically the history of progress.’

Anche il dibattito filosofico ne è influenzato: se il tempo è una linea, allora passato e futuro esistono come entità parallele? Per alcuni filosofi (Lotze, Bergson) questo non è possibile, per altri (Welby, Russel, Alexander) passato e futuro sono reali quanto il presente.

British philosopher Victoria Welby, who drew on chronophotography and the fourth dimension to argue that time is literally space. [omissis] Similarly, Bertrand Russell argued: ‘Past and future must be acknowledged to be as real as the present.’ [omissis] His peer Samuel Alexander also argued for the reality of past, present and future, and offers a similarly cinematographic theory. If we could properly see the world, Alexander argues, we would see that past events do not ‘vanish’. They have merely ‘moved back upon the film’.

Ultimo effetto, ma non meno importante, fu quello culturale: se il tempo è una linea, e passato e futuro esistono come il presente, allora nel tempo si può viaggiare. H. G. Wells, con La macchina del tempo (1895), usa la quarta dimensione per rendere “scientifico” il viaggio temporale. Da lì, il genere esplode.

E oggi?

Oggi la linea del tempo è ovunque: nei libri di storia, nei videogiochi, nelle infografiche. Continuiamo a pensare il tempo come una linea, anche se questa rappresentazione è solo una delle tante possibili.
E forse, suggerisce l’autrice, cambiare il modo in cui immaginiamo il tempo potrebbe cambiare anche il modo in cui immaginiamo la storia, il progresso e il futuro.


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