Nichola Rahiani su “The Thinking Animal“rivisita alcuni miti sul cervello umano e le sue evoluzioni; spiega perché quei miti siano errati e conclude la realtà sia molto più interessante delle leggende che sempre più spesso leggiamo.
Did you know that your blood passes through your kidneys roughly 300 times per day? I didn’t, but when I learned this, I had little reason to doubt it. I don’t feel how blood moves around my body—I have no awareness of how much of it is leaving my heart and flowing through my kidneys—so I’m happy to accept statements from reputable sources as fact.
L’idea che usiamo solo il 10% delle sue capacità, che un cervello più grande sia automaticamente migliore, o che dentro di noi sopravvivano “resti evolutivi” come un cervello rettiliano o un “inner chimp” sono miti psicologici che continuano a circolare nonostante siano stati smentiti più volte. Nichola Rahiani racconta che la proliferazione “zombie myths” sul cervello dipende dal fatto che sono facili da ricordare, ordinati, e collocano gli esseri umani al vertice dell’evoluzione. Di questi, tre sono i più persistenti.
Il mito del 10%
L’autrice ricorda una metafora infantile: il cervello come un palazzo di dieci piani in cui “l’uomo lavora nel seminterrato”. L’idea suggerisce che la maggior parte del cervello sia inutilizzata e che dentro di noi esista un enorme potenziale inespresso. Ma questa immagine è completamente falsa. Tuttavia dal punto di vista evolutivo, non avrebbe senso costruire un organo così costoso — richiede un cranio grande, rende il parto rischioso e consuma il 20% dell’energia a riposo — per poi usarne solo una piccola parte. Sarebbe come comprare un’auto sportiva e lasciarla ferma in garage. Infatti le prove empiriche confermano la falsità del mito: le neuroimmagini mostrano attività diffuse in molte aree del cervello, anche durante compiti semplici o nel sonno. Non esistono regioni permanentemente inattive. Inoltre, danni anche piccoli causano deficit significativi, segno che non abbiamo un “90% di riserva” pronto all’uso. Il cervello non è un edificio con piani vuoti, ma un ufficio brulicante, dove diverse stanze si attivano a seconda delle necessità. Tutto il cervello è in uso, anche se non tutto contemporaneamente.
Il mito che “più grande è meglio”
L’idea che cervelli più grandi siano automaticamente migliori è intuitiva ma sbagliata. La dimensione del cervello dipende soprattutto dalla dimensione del corpo: animali più grandi hanno cervelli più grandi perché devono controllare corpi più grandi. Per questo la dimensione assoluta del cervello è un pessimo indicatore di intelligenza. Conta invece la dimensione relativa: quanto è grande il cervello rispetto al corpo. Gli esseri umani, e molti primati, hanno cervelli relativamente grandi, e questo si associa a maggiore flessibilità cognitiva, capacità di risolvere problemi e innovazione. Ma avere un cervello grande non è sempre vantaggioso. È costoso da mantenere e richiede molta energia. Alcune specie hanno cervelli più piccoli proprio perché conviene: gli animali che ibernano, ad esempio, non possono permettersi un organo così dispendioso durante lunghi periodi senza cibo. Anche gli animali domestici tendono ad avere cervelli più piccoli dei loro parenti selvatici, perché non devono contare sulla propria astuzia per sopravvivere (N.d.M.: cosa che qualunque padrone di cane domestico può facilmente confermare). Ma soprattutto: non serve un grande cervello per fare cose straordinarie. I bombi imparano a tirare una cordicella per ottenere cibo e possono persino “giocare a calcio”. Le cince, con cervelli che pesano meno di un grammo, ricordano migliaia di nascondigli di semi. L’evoluzione non premia il cervello più grande, ma quello più adatto all’ambiente.
Il mito del lizard brain o dell’inner chimp
Questo mito, molto diffuso nei libri di self-help, deriva dalla teoria del “triune brain“: l’idea che il cervello umano sia composto da strati evolutivi sovrapposti — un nucleo rettiliano istintivo, un sistema limbico emotivo e una corteccia razionale più recente. Secondo questa visione, le nostre reazioni impulsive deriverebbero da parti “antiche” del cervello che condividiamo con i rettili o con le scimmie. Ma l’evoluzione non funziona come un gelataio che aggiunge palline di gusto diverso. È falso che alcune parti del cervello siano “primitive” e altre “nuove”: tutte le regioni cerebrali evolvono continuamente in tutte le specie. Non esistono strutture rimaste identiche per milioni di anni. Inoltre, il cervello non opera per compartimenti stagni. La corteccia prefrontale, associata alla pianificazione e al ragionamento, lavora in costante comunicazione con altre aree. La cognizione umana emerge dalla connettività diffusa, non da una lotta interna tra “cervelli” diversi. Per questo, affermazioni come “ci sono due esseri nel tuo cervello” sono pura fantasia. Non c’è nessun “lizard brain” e nessun “inner chimp”.
I tre miti persistono perché sono semplici, intuitivi e rassicuranti. Ma la realtà è più complessa — e molto più interessante. Il cervello è un organo costoso, integrato e dinamico, modellato dall’evoluzione per funzionare come un sistema unico, non come un edificio semivuoto, un trofeo da misurare o un gelato stratificato.


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