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Vaccini e green pass

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La Commissione europea ha annunciato la presentazione di un progetto di “passaporto vaccinale” entro questo mese. “La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen –  scrive Le Monde, ripreso da Internazionale –  ha avanzato l’idea di una piattaforma in grado di “collegare le diverse soluzioni nazionali”. Non si parla quindi di un unico documento valido in tutta l’Ue. Potrebbero essere presi in considerazione diversi criteri: una vaccinazione; un test recente con un esito negativo nel caso in cui non ci si possa vaccinare; un test per la presenza di anticorpi in una persona che è già stata infettata dal virus”. La compresenza di diverse opzioni (vaccino, tampone, test anticorpi), prosegue Le Monde/Internazionale, servirebbe a ridurre la valenza discriminatoria di un vero e proprio pass legato solo alla vaccinazione.

Ma, come scriveva qualche giorno fa la testata belga Le Soir, “il progetto non è affatto chiaro dato che la vaccinazione non è obbligatoria e soprattutto i paesi dell’Unione sono divisi sulla questione, anche perché finora meno del 5 per cento degli europei è stato vaccinato. Prima di parlare di un salvacondotto, bisognerebbe riconsiderare la strategia per la vaccinazione all’interno dell’Unione”.

Una proposta per introdurre i cosiddetti “passaporti vaccinali” al fine di agevolare la mobilità, attesa per il 17 marzo, potrebbe essere valida solo con vaccini approvati dall’EMA (l’agenzia europea per i medicinali) ha scritto l’altro ieri Euronews. Allo stato attuale questo includerebbe solo i vaccini di Pfizer/BioNtech, AstraZeneca, Moderna e Johnson&Johnson.
Questo sembra smentire quanto scritto due giorni prima dalla testata Bloomberg, secondo la quale il green pass avrebbe incluso anche i vaccini approvati in emergenza da singoli Paesi membri, quindi anche quello russo e cinese (come avvenuto in Ungheria).

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