Un articolo di Meridiano 13 ricostruisce la vita ed il lavoro di Kamilla Koffler, oggi ricordata come la più grande fotografa di animali mai esistita.
Oggi non stupisce nessuno conservare nella galleria del telefono quantità industriali di foto e video dei propri animali domestici. Anzi, cani, gatti e altri coinquilini pelosi compaiono costantemente sui social media, sfoggiati dai propri amici umani o sfruttati dagli algoritmi per ottenere maggiori visualizzazioni. Eppure, quando una fotografa emergente negli anni Trenta si interessò a questi soggetti non-umani, la sua scelta venne vista come un caso curioso, del tutto stravagante. In parte anche perché si trattava di una donna, che non mostrava alcuna paura nemmeno entrando nelle gabbie degli animali rinchiusi allo zoo pur di avvicinarsi al proprio soggetto d’elezione.
Nata nel 1911 a Vienna da madre croata e padre romeno (considerati all’epoca cittadini ungheresi), Ylla visse un’infanzia nomade durante la Prima guerra mondiale. Studiò a Budapest e poi a Belgrado, dove si avvicinò al mondo animale e scelse il suo pseudonimo. A Belgrado iniziò anche a lavorare artisticamente con figure animali, iniziando con la scultura.
Nel 1931 si trasferì a Parigi, studiò all’Académie Colarossi e divenne assistente della fotografa Ergy Landau, che la incoraggiò a dedicarsi completamente alla fotografia. Fu grazie a Landau, che Ylla aprì il primo studio fotografico dedicato esclusivamente ai ritratti di animali e si inserì nel vivace ambiente artistico di Montparnasse. Le sue foto iniziarono a circolare a livello internazionale: furono esposte al Louvre nel 1936 e al MoMA nel 1937.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale emigrò a New York (1941), dove aprì un nuovo studio e pubblicò numerosi volumi, tra cui Animals (1950). Collaborò con figure importanti come Julian Huxley e Jacques Prévert. L’articolo sottolinea anche il suo contributo alla letteratura per l’infanzia, dove introdusse la fotografia come elemento narrativo: Il piccolo leone e Due piccoli orsi sono oggi considerati classici del genere.
Negli anni Cinquanta Ylla sentì il bisogno di fotografare gli animali nel loro ambiente naturale. Nel 1952 trascorse tre mesi tra Kenya e Uganda, esperienza che trasformò profondamente il suo sguardo. Su suggerimento di Jean Renoir si recò poi in India, invitata dai Maharaja di Mysore e Bharatpur. Qui, nel 1955, morì tragicamente cadendo da una jeep mentre fotografava una corsa di carri trainati da buoi. Il suo libro Animals in India uscì postumo nel 1958.
Il suo archivio fu raccolto da Pryor Dodge, che ha curato il volume Ylla: The Birth of Modern Animal Photography (2024) e una mostra a Budapest nel 2025. L’articolo ribadisce come Ylla abbia rivoluzionato la fotografia di animali, trasformandola in un linguaggio capace di raccontare storie, emozioni e relazioni.


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