Francesca Boccaletto, su Il BoLive, ci presenta un articolo che tratta delle lingue inventate intervistando Davide Astori, autore del libro Che cos’è una lingua inventata.
Una grande ricchezza, di nature e di forme: fare sintesi, tentando di definire i confini di un’unica geografia, si potrebbe rivelare impresa lunga e complessa. Non solo esperanto, le lingue inventate sono numerose e affascinanti, note o quasi sconosciute: dal volapük al latino sine flexione, passando per il musicale solresol, fino alle lingue di Hollywood, dal klingon di Star Trek al na’vi di Avatar. Nate con finalità ludiche, scientifiche, religiose, letterarie, cinematografiche o come ausilio alla comunicazione internazionale, quelle create ex novo, o rimaneggiando quelle naturali, sono uno strumento di analisi culturale e linguistica e offrono un ricco e inaspettato territorio di indagine, una entusiasmante opportunità di esplorazione e scoperta.
Quando parliamo di lingue inventate, spesso pensiamo a mondi fantastici, a film di fantascienza o a giochi di bambini. In realtà, l’idea di creare una lingua nuova accompagna l’umanità da secoli, ed è molto più profonda di quanto sembri.
Ad oggi non esiste una definizione unica di “lingua inventata”. Possiamo chiamarle artificiali, pianificate, costruite… ma tutte nascono da un impulso molto umano: quello di mettere ordine nel mondo, di esplorare nuove possibilità espressive, o di creare ponti tra culture diverse. Non a caso, già Cartesio sognava una lingua universale che potesse rendere più chiaro il pensiero.
Esistono molte motivazioni che spingono a inventare una lingua: scientifiche, come nel caso del latino sine flexione di Giuseppe Peano, che voleva semplificare il latino per renderlo uno strumento internazionale della scienza; etiche e politiche, come l’esperanto, nato dal desiderio di Zamenhof di promuovere la pace e l’uguaglianza tra i popoli attraverso una lingua neutral; oppure legate alla letteratura, come il Quenya elfico di Tolkien, al cinema, come il Klingon di Star Trek o alla pura creatività personale.
Ma l’intelligenza artificiale può avere un ruolo nell’inventare nuove lingue? Secondo Astori, può analizzare, combinare, imitare… ma non riesce a creare una lingua davvero nuova senza una guida umana forte. Le manca quella scintilla di imperfezione creativa che rende vive le lingue naturali.
Ogni lingua inventata ha il suo scopo, la sua ragion d’essere; nessuna, anche le meno usate, sono dei fallimenti nel vero senso della parola: sono tutte testimonianze della nostra capacità di immaginare, di sperimentare, di reinventare il mondo attraverso le parole.


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