L’ostilità degli elettori all’immigrazione è spesso vista come un tallone d’Achille della sinistra, sia in Europa che negli USA, e molti progressisti hanno cominciato a chiedersi se non dovrebbero seguire la strada del governo danese – di sinistra, ma ostile all’immigrazione.
La rivista liberal statunitense “The Argument” rovescia l’argomento: la Danimarca è sì un esempio, ma in negativo. La tesi dell’articolo è che l’immigrazione in Europa sia molto diversa da quella negli USA, e che crei più problemi: nel vecchio continente gli elettori sono molto più ostili al tema che oltreoceano, e gli immigrati tendono a integrarsi peggio, in termini di partecipazione al mercato del lavoro, criminalità, contribuzione alla fiscalità generale, e successo scolastico dei figli. Questo sia perché gli USA pongono meno restrizioni all’ingresso degli immigrati nel mercato del lavoro, sia perché, per motivi geografici, ricevono immigrati non qualificati da paesi culturalmente vicini, mentre dal resto del mondo possono selezionare persone qualificate. Anche la discriminazione contro gli stranieri in generale tende a essere meno forte negli USA che in Europa. In questo contesto, la soluzione danese di limitare l’immigrazione riduce certamente i danni, ma all’interno di un modello d’immigrazione disfunzionale.
L’autore si rivolge chiaramente agli altri progressisti statunitensi, invitandoli a non combattere il trumpismo sul suo terreno e a difendere il valore dell’immigrazione. Su questo tema non devono imitare il modello restrittivo danese, perché è l’Europa che potrebbe prendere esempio dagli USA, e non il contrario.
1. European countries might benefit from eliminating employment bans for asylum seekers and investing in credential recognition. This is the lowest-hanging fruit: a pure policy choice defended by no constituency other than bureaucratic inertia.
2. Expanding skill-based immigration channels alongside humanitarian obligations could help. Germany’s Skilled Immigration Act is proof this is politically feasible even in a country with deeply contentious immigration politics.
3. Making citizenship accessible, funding language acquisition, and enforcing anti-discrimination law would address the integration gap. But sequence matters: Integration spending or anti-discrimination enforcement without labor market access is wasted money.
The U.S. advantage here is real, but it is institutional, not cultural. Labor market access, selection mechanism, and citizenship determine whether immigration works far more than how many immigrants a nation admits.


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