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Pechino spinge sul nucleare per sfamare l’AI

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Spinta dalla crescente domanda di energia dei data center, la Cina sta accelerando la costruzione di centrali nucleari. Dal 2022 a oggi è stata approvata la creazione di 49 nuovi reattori, col risultato che oggi il paese conta quasi la metà di tutti gli impianti nucleari in costruzione al mondo, come spiega un articolo del Bolive

Dietro a questo sviluppo sta il sostegno del governo cinese all’intelligenza artificiale: il quindicesimo piano quinquennale, attualmente in corso, prevede di integrarla nel 90% dell’economia. Il problema è che attualmente la maggior parte dell’energia consumata dai data center proviene dal carbone. Per questo Pechino sta puntando sull’installazione di impianti ad energia solare ed eolica (recentemente arrivata al 48% della capacità elettrica totale) e nucleare (che fornisce un carico di base costante): se oggi queste fonti forniscono il 30% dei consumi dei data center, l’obiettivo è di coprire il 60% entro il 2035 (gli impianti nucleari cinesi richiedono in media cinque-sei anni per entrare in servizio). Questa strategia mira sia a consumare meno carbone, sia ad assicurare più indipendenza strategica al paese, rendendolo meno dipendente dalle importazioni di petrolio che passano attraverso lo Stretto di Malacca.

Se il ritmo recente reggerà, secondo lo stesso CSIS (Center for Strategic & International Studies), la Cina dovrebbe approvare tra 10 e 15 nuovi reattori l’anno fino al 2030, puntando a una capacità installata di 125 gigawatt. Tra la fame di elettricità dei data center e il timore, vecchio più di vent’anni, di restare tagliata fuori da uno stretto largo appena due chilometri nel suo punto più stretto, Pechino sta scommettendo su un mix di fonti che promette indipendenza ma che, per ora, resta ancora largamente ancorato al carbone.


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