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Alla ricerca di un vaccino universale contro l’influenza

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Secondo un articolo pubblicato su Nature e proposto sul sito Le Scienze, la piena comprensione dei meccanismi alla base dell’imprinting che si verifica nelle cellule immunitarie del nostro organismo quando esse vengono a contatto per la prima volta con un virus influenzale potrebbe in futuro permettere la messa a punto di vaccini più incisivi e perfino offrire ai centri di ricerca il bagaglio di conoscenze indispensabile a realizzarne uno che abbia valenza universale, che sia cioè in grado di garantire all’individuo una protezione ad ampio spettro, e per tutta la vita, dai vari sottotipi del virus – alcuni, come quello del 1918, di cui abbiamo già parlato qui, purtroppo anche in grado di scatenare pandemie.

Ma l’influenza è un inveterato camaleonte. Le regioni delle sue proteine esterne possono mutare mentre si replica, permettendole di evitare il rilevamento immunitario. Quando in seguito nella vita si verificano infezioni con nuovi ceppi influenzali, il sistema immunitario genera una risposta basata su quel primo incontro, reagendo con forza alle regioni del virus riconosciute, ma non a quelle che sono cambiate. Le cellule immunitarie non possono produrre su misura qualsiasi nuovo anticorpo possa essere d’aiuto.

Il modo in cui esattamente il sistema immunitario subisce l’imprinting dai ceppi incontrati per la prima volta rappresenta un rompicapo allettante per i ricercatori che si occupano d’influenza, e risolverlo potrebbe aiutare a combattere il virus e migliorare i vaccini.

Immagine da Wikimedia.


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