stiamo tranquilli…

Cento

0 commenti

Mentre a Glasgow inizia la COP26, siamo a Lecce per un evento serale e di giorno giriamo in macchina tra gli spettri degli ulivi disseccati, tra capitozzature e campi abbandonati.

Dopo le prime polemiche di qualche anno fa, non si è praticamente più parlato, a livello nazionale, del batterio Xylella fastidiosa, dei danni all’agrosistema e all’economia di questi territori mutilati. Eppure è un caso esemplare di come una questione scientifica e naturale riverberi nelle scelte politiche – giuste e sbagliate, efficaci o dannose, comunque quasi sempre tardive –, di come possa colpire gli immaginari collettivi e catalizzare al tempo stesso le lotte civili e le fantasie di complotto. Xylella fastidiosa ha molto da raccontare sul ruolo degli esperti nella società, sulla buona e cattiva comunicazione, sul conflitto tra tradizioni e interessi economici (tra le tante cose potete leggere, per esempio, il lavoro fatto in questi anni dal collettivo epidemia).

Anche se tracciare un parallelo sarebbe un grosso azzardo, a ben vedere quelli che abbiamo elencato sono tutti elementi presenti anche nella gestione della crisi climatica. In Salento, davanti a questa piccola apocalisse naturale e culturale, è difficile allora non farsi attraversare da un pensiero magari banale ma inevitabile: se non siamo riusciti a delimitare, mitigare e risolvere un problema apparentemente piccolo e locale come questo, possiamo davvero immaginare di mettere mano a un’emergenza globale come quella climatica?

La COP26 durerà poco meno di due settimane. Con ogni probabilità non se ne uscirà con grandi novità o con una risoluzione radicale. Come abbiamo già raccontato altre volte, le conferenze sul clima hanno inevitabilmente una storia lunga, lenta, faticosa, ma non per questo inefficace o priva di risultati e ricadute concrete. Come scriveva già qualche tempo fa Stefano Caserini sul blog di climalteranti, “descrivere le COP come un nulla di fatto, o un’inutile perdita di tempo, rappresenta un errore legato alla mancanza di conoscenza del processo negoziale e in generale del modo in cui operano i trattati internazionali”.

Continua a leggere su Medusa, la newsletter


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.