Ieri il Parlamento Europeo ha adottato la risoluzione sulla sorveglianza delle comunicazioni online (Chat Control) con una procedura d’urgenza, dopo che era stata bocciata due volte negli scorsi mesi, e subito prima della pausa estiva. La procedura prevedeva che in mancanza di una maggioranza assoluta la risoluzione fosse adottata.
L’ONG tedesca Gesellschaft für Freiheitsrechte riassume il provvedimento, che consentirebbe alle autorità di obbligare i servizi di messaggistica a controllare automaticamente le comunicazioni private di tutti gli utenti, anche in assenza di sospetti specifici. Ciò rappresenterebbe una forma di sorveglianza di massa incompatibile con il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, aggravata dal possibile indebolimento della crittografia end-to-end e dall’impiego di sistemi di intelligenza artificiale soggetti a errori nell’individuazione di contenuti illeciti. L’articolo evidenzia inoltre altri rischi della proposta: il possibile effetto dissuasivo sulla libertà di espressione e sulla riservatezza delle comunicazioni di giornalisti, informatori e oppositori politici; l’estensione di obblighi di filtraggio ai servizi di hosting e cloud, con il pericolo di falsi positivi e blocchi ingiustificati; l’introduzione di sistemi di verifica dell’età che potrebbero compromettere l’anonimato online e limitare l’accesso ai servizi digitali.
Il membro del Partito dei Pirati Patrick Breyer, che si oppone al provvedimento, parla invece dei prossimi passi:
The interim regulation passed today will remain in effect until 2028, or until an agreement on a permanent regulation is reached. Negotiations for the permanent law will resume in September. The core dispute between the EU Parliament, member state governments, and the EU Commission remains the scanning of private chats: should it be indiscriminate, or targeted at criminal suspects?


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