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Come cambia l’arte dopo il COVID

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Buona domenica. D’accordo, questo è un articolo di Santa Nastro che promuove il libro “Come vivono gli artisti?” di… Santa Nastro.
Però l’argomento è davvero interessante per cui ci piaceva l’idea di affrontarlo partendo dall’articolo e andando a spulciare poi anche altre fonti.

Ce lo ricordiamo tutti: musei chiusi per lunghi periodi o con accesso ridottissimo. Eventi cancellati. Cinema e teatri non accessibili, in un bailamme di proteste e di reazioni contrastanti. C’era chi sosteneva che i luoghi della cultura “sono i più sicuri di tutti”, alcuni con la motivazione sui generis “perché hanno pochi visitatori” […]. Chi diceva “che era meglio tener chiuso: andar per mostre ed eventi è totalmente accessorio, la salute prima di tutto”. Chi invece ribadiva: “In un momento di grande difficoltà la rinascita deve venire prima di tutto dalla cultura. La bellezza non è qualcosa a cui rinunciare. Non si vive di solo pane”. E così via.

Anche il settore culturale, come tutti gli altri settori economici, ha subito ferocemente l’impatto della pandemia da Covid-19. L’autrice cita in particolare il dettagliato rapporto Unesco “Re|shaping policies for creativity. Addressing culture as a global public good“, pubblicato nel febbraio 2022, che si pone come obiettivo la descrizione (a intervalli di tempo regolari) della situazione del settore artistico.

Il PDF dell’edizione 2022 è scaricabile da qui (2,8 MB): https://cultureactioneurope.org

Con il suo 3,1% del PIL mondiale e il 6,2% dell’occupazione, cultura e creatività rappresentano uno tra i settori in più rapida crescita al mondo ma proprio per questo tra i più vulnerabili, anche perché spesso trascurato da investimenti (sia pubblici che privati).

Investimenti che stanno drasticamente diminuendo nonostante gli ottimi risultati ottenuti fino a poco prima della pandemia.

Le esportazioni di beni e servizi culturali, ad esempio, […] sono raddoppiate di valore dal 2005 fino a raggiungere, nel 2019, 389,1 miliardi di dollari. Nonostante ciò, dall’incedere dell’emergenza pandemica, i settori di cultura e creatività sono stati […] tra i più colpiti con il venir meno di ben 10 milioni di posti di lavoro solo nel 2020. Le entrate degli operatori culturali sono diminuite del 10%, per un ammontare di circa un miliardo di euro.

Dal punto di vista di un artista, uno dei formati più rilevanti (sia dal punto di vista economico che da quello della formazione) è quello della residenza artistica,

un’istituzione all’interno della quale risiedono temporaneamente degli artisti al fine di promuovere eventi culturali e/o la collaborazione fra gli stessi artisti. Oltre gli artisti, i programmi tenuti nelle residenze artistiche possono interessare molte figure professionali correlate al mondo dell’arte, fra cui accademici, curatori, compositori, scrittori e fumettisti.
Colui che viene invitato a partecipare alle iniziative di tali istituzioni viene definito artista residente.
(Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Residenza_artistica)

E’ chiaro che un formato del genere, fortemente relazionale, non poteva resistere ai lock-down, cosa che porta l’autrice ad auspicare un ripensamento del formato stesso, anche alla luce delle nuove tecnologie. Nastro cita in particolare i due artisti Salvatore Iaconesi e Oriana Persico:

Più che ‘residenza d’artista’, intesa come luogo o modalità di permanenza in cui svolgere un progetto o una ricerca, sarebbe più interessante riscoprire e attualizzare modelli di ‘abitare’ anche del passato, come le reti di monasteri, in cui si andava per abitare, lavorare, studiare, relazionarsi, e anche per viaggiare e confrontarsi con altri. Alcuni arrivavano e andavano via, altri stavano per tutta la vita, secondo un percorso che poteva avere significati diversi, da quelli spirituali alla carriera, dalla diversità alla protezione alla persecuzione, e tanti altri. Noi stiamo chiamando questi e altri concetti il Nuovo Abitare, usando le tecnologie per descrivere e praticare queste nuove modalità di un possibile abitare alla ‘fine del mondo’.

Tutto quanto il settore della cultura ha una forte componente relazionale. Gli strumenti digitali di telecomunicazione hanno naturalmente aiutato ad attutire l’impatto grazie a dirette streaming e viewing room (secondo il rapporto Unesco 2021, il 26% dei musei in Europa è stato in grado di produrre contenuti digitali), ma non si sono finora trasformati in uno strumento davvero alternativo alla relazione fisica per le fasi di scoperta e vendita.

Come ricorda il report Unesco, “nei prossimi anni dovranno essere affrontate barriere significative per garantire processi e sistemi di governance per la cultura resilienti, informati, trasparenti e partecipativi. Sarà inoltre necessario incoraggiare politiche e misure per facilitare l’accesso delle diverse espressioni culturali all’ambiente digitale”.

[…] In Italia un tentativo in tal senso è quello portato avanti a più riprese dalla Associazione AWI – Art Workers Italia, nata nel 2020, come movimento informale e “come sforzo di immaginazione politica di un gruppo di lavoratori”, e ci sono state esperienze come il Forum dell’Arte Contemporanea (l’ultimo si è svolto a novembre 2020) che hanno provato a porre sotto la lente le criticità del settore. È necessario continuare sulla strada della ricognizione su quelle che sono state le trasformazioni effettive in termini generazionali, sociali, culturali, psicologici ed economici, e le conseguenti ricadute in termini concreti e percettivi sul settore. E soprattutto sulle vite degli artisti, che sono il primo motore di tutta questa straordinaria e difficile partita.

Prima di lasciarvi all’articolo curiosiamo insieme tra le raccomandazioni finali del rapporto Unesco “Re|shaping policies for creativity. Addressing culture as a global public good” nella sua edizione del 2022.

Per l’obiettivo di promuovere sistemi sostenibili di governance per la cultura:

  • Promuovere finanziamenti innovativi e collaborazioni trasversali a tutti i livelli
  • Allocare budget mirati e sostenere meccanismi trasparenti e partecipativi
  • Supportare i media della comunità, investire nella produzione di contenuti diversi e progettare sistemi di monitoraggio dei media olistici
  • Garantire una remunerazione equa per i creatori e favorire la rilevabilità dei contenuti online

Per l’obiettivo di aumentare la mobilità di artisti e professionisti della cultura:

  • Reimmaginare la mobilità in modi più sostenibili, inclusivi e accessibili digitalmente e correggere gli squilibri di mobilità attraverso meccanismi di trattamento preferenziale
  • Investire in aiuti al commercio e sostenere investimenti diretti esteri diversificati nei paesi in via di sviluppo
  • Concedere un trattamento preferenziale ai paesi in via di sviluppo e prestare molta attenzione agli impegni relativi al flusso di dati negli accordi commerciali

Per l’obiettivo di integrare la cultura all’interno dei quadri di sviluppo sostenibile:

  • Promuovere il coordinamento intersettoriale per l’attuazione olistica dell’Agenda 2030
  • Integrare il nesso cultura/ambiente in tutto lo spettro delle politiche
  • Aumentare i finanziamenti per la cultura e la creatività nella cooperazione internazionale, anche nei piani di ripresa dal COVID-19
  • Rafforzare le capacità di valutazione e la condivisione delle conoscenze

Per l’obiettivo di promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali:

  • Intraprendere azioni affermative e monitorare l’uguaglianza e la diversità di genere
  • Migliorare lo status dell’artista e costruire capacità per proteggere i diritti sociali ed economici degli artisti e dei professionisti della cultura
  • Sostenere i quadri internazionali in materia di diritti umani con sistemi di monitoraggio locali e meccanismi di attuazione concreti, anche online


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