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Dal Covid alla Russia, con amore

Dal Covid alla Russia, con amore

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Leonardo Bianchi, nella sua newsletter, prova a rispondere alla domanda perché i gruppi complottisti e antivaccinisti sono passati in massa dalle teorie sul Covid a quelle sull’invasione dell’Ucraina.

Per certi versi, si tratta di un’evoluzione prevedibile. L’attenzione del mondo intero è concentrata sull’Ucraina, e come ha detto a Politico la giornalista Pauline Talagrand “la sfera complottista è un guscio vuoto che si riempie attingendo dall’attualità.”

Inoltre, le grandi crisi e gli sconvolgimenti storici comportano sempre una fioritura di teorie cospirazioniste. È stato così per la pandemia; lo è anche per l’invasione.

La novità è che sta avvenendo tutto in contemporanea, e dunque assistiamo a un vorticoso rimescolamento tra filoni e narrazioni diverse tra loro. Del resto, una delle caratteristiche principali del pensiero complottista è quella di autosostentarsi attraverso la creazione di collegamenti e rimandi interni: non si crede mai in una sola teoria del complotto, ma si crede per l’appunto in tante teorie del complotto.

Però bisogna ricordare che

 questa glorificazione di Putin e della brutale aggressione dell’Ucraina è la manifestazione di una pulsione autoritaria nemmeno troppo latente.

E qui arriviamo al punto: i gruppi complottisti, antivaccinisti e di estrema destra – sia negli Stati Uniti che in Europa – non sono diventati “putiniani” da un giorno all’altro; lo erano già prima, e non sono stati convinti né dalla propaganda russa né tanto meno dai rubli del Cremlino. La realtà è che quelle idee radicali sono autoctone, e circolano senza bisogno di chissà quali spinte.


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