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I gatti di Schrödinger dal mondo quantistico alla vita reale

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Un articolo pubblicato su Le Scienze descrive una serie di esperimenti realizzati con lo scopo di far luce, attraverso tecniche sofisticate e controllo delle masse in gioco, sulla decoerenza, fenomeno quantistico corrispondente al collasso della funzione d’onda, associata allo stato di un sistema fisico, e quindi al passaggio dal mondo governato dalle regole della meccanica quantistica a quello della fisica classica – transizione evidenziata nel famoso esperimento mentale noto come “Paradosso del gatto di Schrödinger”. In tale processo, secondo recenti sviluppi, la gravità potrebbe svolgere un ruolo fondamentale. Il pezzo originale è uscito su Quanta Magazine il 25 giugno scorso.

I gattini di Schrödinger non sono mai stati molto carini a vedersi, e l’ultima cucciolata non fa eccezione. È improbabile che le immagini di nubi di atomi ultrafreddi o fasci microscopici di silicio diventino virali su Internet. Tuttavia, questi oggetti esotici meritano attenzione, perché dimostrano con una chiarezza senza precedenti che la meccanica quantistica non è solo la fisica dell’estremamente piccolo. “I gattini di Schrödinger”, parlando in termini generici, sono oggetti di dimensioni medie tra la scala atomica, per descrivere la quale la meccanica quantistica è stata originariamente sviluppata, e il gatto che Erwin Schrödinger immaginò per sottolineare l’apparente assurdità di ciò che questa teoria sembrava implicare. Questi sistemi sono “mesoscopici”: hanno circa le dimensioni di virus o batteri, e sono composti da molte migliaia o addirittura miliardi di atomi. Sono quindi molto più grandi delle tipiche scale dimensionali in cui appaiono di solito le controintuitive proprietà quantomeccaniche. Sono progettati per rispondere alla domanda: quanto grande potrai essere mantenendo le proprietà quantistiche?

Immagine da Flickr.


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