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Ipernormali

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A cura di @Temp

Un articolo di Prismomag spiega e commenta la cosiddetta “ipernormalizzazione”, di cui parla questo documentario del regista inglese Adam Curtis, ossia la percezione di una realtà immobile, costruita dei media tramite narrazioni semplicistiche, con il fine di influenzare e indirizzare l’opinione pubblica verso una narrativa precostruita e funzionale al mantenimento dell’ordine attuale.

Il problema fondamentale secondo Curtis è che sia i politici che i media attuali tendono a semplificare concetti e scenari in modo disonesto con l’obiettivo di strumentalizzare il proprio pubblico. Gli esperti di comunicazione la definiscono perception management. Si costruisce attorno agli eventi una cornice che trasforma la realtà e le sue sfaccettature in una fiaba adatta a tutti con tanto di buoni, cattivi, colpi di scena e risoluzione finale. Uno scenario per certi versi ideale proprio perché costruito artificialmente, in cui ciascuno ha un ruolo ben preciso a cui non si può opporre. È questa la ipernormalizzazione che dà il titolo al documentario. Una definizione presa in prestito dal libro di Alexei Yurchak Everything was Forever, Until it was No More: The Last Soviet Generation. Nei giorni della caduta dell’impero russo tutti sapevano che le cose sarebbero presto cambiate ma la vita procedeva comunque in un paradossale immobilismo dovuto all’incapacità di immaginare un sistema alternativo.

Immagine da pixabay.


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