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La politicizzazione delle arti liberali nelle università americane [EN]

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Un articolo del think tank conservatore americano National Association of Scholars del 2018 sintetizza i risultati di uno studio sull’orientamento politico dei docenti universitari americani in 51 delle 66 migliori università di arti liberali americane per ciascun dipartimento.

I dipartimenti relativi all’insegnamento di materie scientifiche risultano essere i più equilibrati in termini di rapporto tra docenti di orientamento repubblicano e docenti di orientamento democratico, mentre nelle materie umanistiche il rapporto risulta essere fortemente sbilanciato a favore dei secondi, con alcune materie (Antropologia e Scienze delle Comunicazione) dove sono del tutto assenti docenti di orientamento repubblicano.

L’autore cita la letteratura a supporto della tesi che un bias politico preponderante nelle scienze sociali pregiudichi la qualità dell’insegnamento e delle pubblicazioni e che mini la credibilità delle istituzioni accademiche.

Political homogeneity is problematic because it biases research and teaching and reduces academic credibility. In a recent book on social psychology, The Politics of Social Psychology edited by Jarret T. Crawford and Lee Jussim, Mark J. Brandt and Anna Katarina Spälti, show that because of left-wing bias, psychologists are far more likely to study the character and evolution of individuals on the Right than individuals on the Left.2 Inevitably affecting the quality of this research, though, George Yancey found that sociologists prefer not to work with fundamentalists, evangelicals, National Rifle Association members, and Republicans.3 Even though more Americans are conservative than liberal, academic psychologists’ biases cause them to believe that conservatism is deviant.[…]The end result is that objective science becomes problematic, and where research is problematic, teaching is more so.

Secondo l’autore queste dinamiche culturali sono talmente radicate negli ambienti delle arti liberali americane da renderli effettivamente irriformabili, suggerendo come alternativa la fondazione di nuove università da zero.

These findings suggest important implications for research and policy. For research, a coherent causal model of the imbalance in political affiliation in colleges requires that statistical models integrate institutional effects with individual faculty characteristics. For policy, if political homogeneity is embedded in college culture, attempting to reform colleges by changing their cultures seems a very tall order. The solution to viewpoint homogeneity may lie in establishing new colleges from the ground up, rather than in reforming existing ones.

Più recentemente, come riporta Repubblica,

Il Dipartimento di Giustizia ha diffuso i risultati di un’indagine aperta due anni fa “in risposta a una denuncia di gruppi asiatico-americani” sulla condotta della prestigiosa universita’. Il rapporto ha rilevato che “Yale discrimina sulla base della razza e dell’origine nazionale nel suo processo di ammissione per gli studenti universitari e che la razza e’ il fattore determinante in centinaia di decisioni di ammissione ogni anno”, ha detto l’istituzione in una dichiarazione. Secondo la nota, la stragrande maggioranza degli studenti asiatici e bianchi “ha solo tra un decimo e un quarto delle probabilita’ di essere ammessi” rispetto a “candidati afroamericani con credenziali accademiche simili”.

Immagine da Wikimedia.


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