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La relatività generale secondo Carlo Rovelli

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In un articolo pubblicato su Doppiozero, Emilia Margoni ci parla di Relatività generale, l’ultimo lavoro del fisico e saggista veronese Carlo Rovelli.

Come ogni necrologio anzitempo, la notizia sulla morte della relatività generale è ampiamente sovradimensionata. Non che manchino indizi sul suo stato di declino avanzato, se è vero che la comunità dei fisici oggi la considera una teoria incompleta, o quantomeno da ricalibrare perché possa integrarsi con la meccanica quantistica, l’altra grande teoria fisica che descrive il comportamento della materia. Ma c’è persino chi ne celebra le esequie. Lee Smolin, ad esempio, invita a liquidare la teoria della relatività, assieme alla meccanica quantistica, quale frutto di approssimazioni troppo miopi, incapaci di rendere pienamente conto della struttura più intima dell’universo. Altri invece, come Sean Carroll, la ricollocano nell’alveo della meccanica quantistica e ne offrono quindi una descrizione molto diversa dalla sua formulazione tradizionale. E c’è chi invece, al netto della sua incompletezza, tenta di preservarne autonomia e principi di fondo, per inserirla in quadri concettuali che aspirano a integrare le due teorie senza stravolgerne lo statuto concettuale. È il caso, illustre, di Carlo Rovelli, che con Relatività generale (Adelphi 2021), libro agile-ma-non-troppo, discute le linee fondamentali della teoria, le sue principali applicazioni e una possibile strategia per un’integrazione (a venire) con la meccanica quantistica.

Sul Corriere Carlo Rovelli stesso parla del suo libro:

Non è un libro divulgativo destinato al grande pubblico, è un libro di testo che nasce dalle mie note per il corso universitario di introduzione alla teoria, che ho insegnato per molti anni, prima negli Stati Uniti e poi in Francia.

Immagine da Pixabay.


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