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La strana alleanza tra femministe radicali e reazionari

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Su suggerimento di Sally

L’incasellamento dell’identità sessuale dei e delle trans nella vita quotidiana, dall’uso dei bagni ai documenti, è ragione di scontro politico in America come in Italia. La molteplicità dei punti di vista, e spesso dei pregiudizi, fa anche sì che i tradizionali schieramenti politici, almeno su questo argomento, si trovino curiosamente mescolati.
Ne parla un articolo di The Vision

Quando, alla fine della sua presidenza, Obama promosse il famoso “bathroom mandate”, che imponeva a tutte le scuole di dotarsi di un bagno accessibile agli studenti transgender, l’America più conservatrice insorse, ma trovò un inaspettato alleato al suo fianco nella sua battaglia contro il “gender”: le femministe radicali. Il Women’s Liberation Front (WoLF), un’associazione a suo dire femminista, sì unì al gruppo cristiano Family Policy Alliance per protestare contro il mandato e proteggere le ragazze da presunti abusi sessuali che si sarebbero potuti consumare in questi misteriosi bagni no gender. La notizia di questo strano asse ebbe una certa eco soprattutto nella galassia dei blog e dei piccoli magazine conservatori: il sostegno delle WoLF veniva letto come la prova schiacciante della ragionevolezza delle posizioni cattoliche, perché se persino le femministe davano loro ragione, qualcosa voleva pur dire.

Immagine: AnotherOnymous


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