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L’acciaieria e la città

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In un’intervista realizzata da Gabriele Santoro per Il Tascabile, lo scrittore tarantino Salvatore Romeo, autore di L’acciaio in fumo, ripercorre la storia del complesso rapporto tra la città di Taranto e il polo siderurgico.

Quando la Finsider decise di realizzare lo stabilimento, dopo anni di discussioni con il governo e la politica locale, le priorità che pose erano di tipo esclusivamente tecnico ed economico nel rapporto con Taranto. Individuarono l’area dell’insediamento, basandosi su un calcolo geometrico e logistico: l’esigenza era avere più vicino possibile lo sbocco marittimo per movimentare i prodotti finiti. Tantomeno in quella fase la comunità locale fissò dei vincoli, perché questo era un investimento fortemente voluto e desiderato. Taranto veniva da un quindicennio drammatico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La situazione socioeconomica era molto difficile, dunque per le classi dirigenti dell’epoca era necessario ottenere questa fabbrica. L’allora sindaco democristiano Angelo Monfredi disse che l’avrebbero costruita anche in pieno centro.

Immagine da Wikipedia Italia.


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