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L’uro è caduto, ma è davvero morto?

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Un video cross-over dei canali Eons e SciShow ci porta alla scoperta dei lontani cugini dei mucchi, di come vivevano, e del perché potremmo riportarli in vita.

Le mucche attuali derivano dagli uri, un animale più grosso e con le corna più imponenti, che lasciò tracce visibili nell’arte e nella cultura dei nostri antenati: la competizione dei bovini domestici, che utilizzavano le stesse risorse, ne fece ridurre l’areale all’Europa orientale, da dove scomparve nel XVII secolo.

Anche se l’ultima popolazione di uri viveva in foreste paludose, non è chiaro a quale habitat fosse più adatto: il ruolo ecologico degli uri è una delle basi della cosiddetta “ipotesi della prateria-foresta”, secondo cui l’Europa primitiva NON era coperta di grandi foreste (come quelle attestate in epoca storica nelle epoche in cui si ridusse la pressione demografica umana), ma da una combinazione di foreste e praterie aperte: gli uri, assieme agli altri grandi erbivori presenti prima delle estinzioni di massa di 10.000 anni fa, contribuivano a limitare la crescita degli alberi su vaste aree.

Ora che gran parte del territorio europeo si sta rinselvatichendo (ne abbiamo parlato qui e qui), dovremmo lasciare che torni foresta, o puntare a ricreare quell’habitat preistorico che garantiva una maggiore biodiversità? E in questo caso, dovremmo ricorrere a uno degli animali più importanti di questo ecosistema, ossia l’uro?

È questa la logica che sta dietro un programma olandese che cerca, incrociando opportunamente le razze bovine attualmente esistenti, di ricreare una popolazione assimilabile agli antichi uri, capace di sopravvivere in natura e influenzare il proprio paesaggio. Il video descrive la logica dietro a questi progetti di rinselvatichimento, che mirano non semplicemente a proteggere una specie ma ad usarla come strumento per ottenere un intero ecosistema più resistente, e ne descrive i pro e i contro.

Infine, si pone la domanda: ma vogliamo ricreare gli uri per salvare l’ambiente, o perché ci piace l’idea?


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