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Retroscena su Encrochat; Hong Kong; profili fake

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Dalle indagini hi-tech al mercato dei criptofonini: retroscena della maxiretata Encrochat contro la criminalità
“C’erano anche delle celle per prigionieri e delle camere di tortura, fra i materiali sequestrati. Sette container marittimi in un paesino vicino a Roosendaal, nei Paesi Bassi, che erano stati modificati per diventare delle prigioni segrete, una delle quali aveva anche manette appese al soffitto, una sedia inchiodata, pannelli per l’insonorizzazione, e vari strumenti. Secondo la polizia, sarebbero servite a seviziare membri di gang rivali. Ma si tratta della punta dell’iceberg. Un iceberg che si chiama Encrochat e contro cui una parte della criminalità organizzata europea è andata a sbattere e ad affondare”.

Non potevo non approfondire i dettagli dell’indagine Encrochat, che ha intercettato 100 milioni di messaggi cifrati di 50 mila utenti, il 90 per cento criminali secondo le autorità. Come hanno fatto? Chi l’ha gestita? Che ricadute avute? e l’Italia? Quali sono i precedenti? E oggi chi sta su quel mercato e come li distribuisce? E ricordate il caso italiano di Diabolik? Tutto in questo pezzone pubblicato oggi su Valigia Blu.

In attesa della stretta digitale
La controversa legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, varata dalla Cina, che ha l’intento di prevenire, fermare e punire comportamenti assimilabili a sovversione, secessione, interferenza straniera e terrorismo, e che è stata giudicata da molti attivisti pro-democrazia come la pietra tombale sull’autonomia della città asiatica, sta producendo effetti anche a livello digitale. Gli attivisti infatti si aspettano anche un inasprimento della repressione e del controllo su questo fronte, tanto più che a maggio la leader locale Carrie Lam aveva dichiarato che la polizia avrebbe avuto più poteri per monitorare i social media al fine di gestire “voci” e “informazioni false e malevole”. E la stessa legge sulla sicurezza nazionale permetterà di aumentare la sorveglianza digitale.
Così, sono cresciuti a Hong Kong i download della app di messaggistica cifrata Signal, che nel weekend era la prima app in cima all’Android store. Cresciuti anche i download delle VPN. Mentre un’altra app cifrata e già molto usata dagli attivisti, Telegram, ha fatto sapere per prima di voler rifiutare la collaborazione nelle richieste di dati da parte delle autorità di Hong Kong finché non emergerà un consenso internazionale sui recenti cambiamenti politici. In indagini legate a terrorismo infatti e di fronte a un mandato, Telegram può rivelare l’indirizzo IP e il numero di telefono alle autorità. (HKFP).

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