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Ridisegnando l’albero della vita

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Agnese Codignola in un articolo su Il Tascabile parla del libro L’Albero intricato di David Quammen, divulgatore statunitense che recentemente ha ottenuto un certa notorietà anche in Italia grazie al libro Spillover in cui si prevedevano  i rischi legati ai virus emergenti, e  le conseguenze per tutta l’umanità.

Nell’articolo Angnese Codignola nota che purtroppo L’Albero intricato non ha ottenuto nel nostro paese la stessa attenzione, malgrado anche in questo caso Quammen sia riuscito, come pochi altri, a rendere comprensibile una materia complessa e di come si sia arrivati ad una vera e propria rivoluzione nello studio dell’evoluzionismo.

Quammen racconta un punto di svolta epocale nella storia della scienza: il lungo percorso attraverso il quale i ricercatori sono arrivati a riscrivere il modello classico dell’evoluzione e, insieme, quello del funzionamento del codice genetico ridisegnando “il corso degli eventi evolutivi profondi, la forma dell’albero della vita”. L’albero intricato parte infatti da una delle rappresentazioni più note dell’evoluzione, quella dell’albero da cui si dipartono molte ramificazioni. È un’immagine suggerita già da Darwin (ma presente anche prima) e mantenuta poi, sia pure con varianti, da tutti i suoi successori. Alla base c’è un unico grande tronco, l’antenato primordiale da cui partono i rami dei vari domini, regni, ordini della vita, fino ad arrivare a classi e specie. “I rami verdi e germoglianti possono rappresentare le specie esistenti”, scrisse Darwin. Ma, come racconta Quammen, oggi sappiamo che quell’albero in realtà non è affatto un albero con i suoi rami ben divaricati, come invece si insegna ancora in tutte le scuole (non creazioniste) del mondo. Piuttosto, assomiglia a un micelio sotterraneo, a una rete che si intreccia e si sviluppa, invisibile, in tutte le direzioni, che non prevede frondose posizioni apicali, ma rami che si uniscono e si annodano.


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