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Tabloid Italiani

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Un inviato del programma televisivo Le Iene è stato condannato per “violenza privata” per i modi aggressivi con cui aveva preteso nel 2015 di intervistare Guia Soncini, giornalista collaboratrice in passato di diverse testate e oggi autrice di una rubrica quotidiana sul sito Linkiesta (Soncini ha scritto lunedì della sentenza). Il caso è limitato e puntuale, ma è una rara sanzione di un tipo di giornalismo prepotente e ingannevole che nasconde dietro alla pretesa di essere “al servizio dei cittadini/lettori/pubblico” non solo dei modi violenti nei confronti delle persone che coinvolge ma anche un’attitudine alla confezione ingannevole – soprattutto nei non pochi esempi televisivi del genere – di ciò che ha raccolto. È un format che sembra sempre sotto effetto degli stupefacenti dello scoop, dell’inchiestismo demagogico, della gogna pubblica e della ricerca del consenso facile, praticati con inganno, violenza e vittimismo e a danno dei soggetti coinvolti: poco accettabile, in altri casi, anche quando i soggetti siano eventualmente colpevoli di qualcosa che il giornalismo dovrebbe raccontare e rivelare, piuttosto che arrogarsi il ruolo di punirlo pubblicamente.
Dieci anni fa un giornale britannico di gran successo dovette chiudere, perché vennero condannati metodi di questo genere. In Italia non ci sono mai stati i “tabloid scandalistici”, ma c’è da tempo una parte di programmi televisivi e di quotidiani che ha costruito una cultura simile di inganno e violenza, alternativa all’informazione e all’autorevolezza.

 

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