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Usa 2020: sarà ancora hack-and-leak?

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Un fantasma si aggira per gli Stati Uniti e non è certo quello del comunismo. È il fantasma dell’Interregnum, l’intervallo fra la data delle elezioni presidenziali, il prossimo 3 novembre, e il giorno in cui il nuovo presidente dovrò giurare e insediarsi, il prossimo gennaio. Un intervallo che rischia di diventare – secondo una ficcante analisi di Barton Gellman su The Atlantic – una terra di nessuno in cui i consueti passaggi per un eventuale trasferimento dei poteri, fino ad oggi dati per scontati, potrebbero frantumarsi come cristallo.
Trump, scrive Gellman, “non vuole che i neri votino. Non vuole che i giovani o i poveri votino. Ritiene, con ragione, di avere meno possibilità di rivincere le elezioni se l’affluenza sarà alta (…). Il presidente ha messo in piedi un assalto implacabile al voto via posta proprio quando la pandemia di coronavirus sta spingendo decine di milioni di elettori a scegliere questa modalità. Quest’anno le elezioni presidenziali vedranno il voto via posta su una scala mai vista prima – alcuni Stati anticipano un aumento di dieci volte”.
Proprio per questo, sostiene Gellman, Trump ha iniziato a indebolire il sistema postale, oltre che a diffondere voci sulla inaffidabilità del voto via posta. In pratica, è la tesi, si sta preparando a contestare l’esito delle elezioni. Tesi che sembra essere rafforzata dalla stessa dichiarazione di Trump di questi giorni, in cui non assicura una transizione pacifica, o quanto meno non si sbilancia sul tema (CNN). I repubblicani su questa possibilità invece rassicurano, ogni transizione sarà pacifica, ma non è chiaro se abbiano un piano nel caso lo stesso Trump si opponga (The Politico).

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