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Il clamore sui risultati INVALSI

Il clamore sui risultati INVALSI

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A cura di @NedCuttle21(Ulm)@Pamar e @Uqbal.

Su Maddmaths!, il matematico Pietro Di Martino riflette sul dibattito sorto nei media e sul web all’indomani della presentazione dei risultati delle prove INVALSI 2019.

Al di là del valore informativo che ognuno può attribuire ai risultati delle prove INVALSI (agli estremi chi è molto critico e pensa che non dicano niente e chi li ritiene gli indicatori migliori del livello di competenza in una certa area) molti commenti sembrano ignorare (non so quanto consapevolmente) il principio cardine del bellissimo libro di Rosetta Zan “Difficoltà in matematica. Osservare, interpretare, intervenire”: la differenza tra osservazione e interpretazione.

L’osservazione in questo caso sono i risultati degli studenti italiani (in matematica, italiano, inglese) nelle prove INVALSI, tutto il resto (se c’è) è interpretazione e dunque suscettibile di essere messa in discussione.

A me quest’anno hanno molto colpito i commenti (le interpretazioni) sulle prove INVALSI di Italiano. Il 13 luglio Augias all’interno della sua rubrica di risposta alle lettere dei lettori scrive: “Gli ultimi drammatici dati sulla ridotta capacità di leggere, scrivere e capire un testo di molti giovani…”. Ma siamo sicuri che i dati INVALSI dicano proprio questo? Se sì, soprattutto sulla lettura, dovremmo comunque interrogarci sugli altri, quelli meno giovani, visto che l’ultima rilevazione ISTAT (pubblicazione fine dicembre 2018) ci dice che: “La quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. Il 12,7% è un lettore ‘forte’, ossia legge almeno un libro al mese”.

Marco Bollettino sul Sole 24 Ore e Paolo Fasce per Educazione Aperta, partendo dagli stessi dati (specialmente quelli sulla lettura) accusano la stampa generalista di diffondere disinformazione sull’argomento, dando spazio a commentatori impreparati. Leonardo Tondelli, su The Vision, avanza l’ipotesi che le uniche informazioni che si possano ottenere dai risultati INVALSI abbiano a che fare piu’ con la politica che con la didattica.


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