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La lotta all’analfabetismo che l’Italia non deve dimenticare

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Un articolo di Internazionale ripercorre la storia dell’Unla (Unità nazionale lotta all’analfabetismo), il cui archivio è conservato presso la scuola Ferrante Aporti di Roma. Fondata nel 1947, l’associazione si prefiggeva il compito di estirpare il drammatico problema dell’analfabetismo attraverso corsi destinati a giovani e adulti, in particolare del Mezzogiorno. L’articolo, a firma di Francesco Erbani, traccia anche un quadro dell’istruzione nel nostro Paese fornendo un’analisi degli strumenti messi in campo per contrastare le situazioni più gravi nonché della didattica maggiormente funzionale al recupero degli adulti.

La porticina è al piano terra di un austero edificio dall’intonaco rosso, incorniciata da una pianta rampicante. All’interno una pedana scende con una lieve pendenza in un sottoscala e conduce in un corridoio che sfocia in un angolo dove un divano è illuminato dalla luce filtrata da un abat-jour. Da qui parte un altro corridoio con un soffitto a volta dove corrono delle tubature. Lungo una parete del sotterraneo ecco i primi faldoni dell’archivio. Alba Pugliese, 78 anni, insegnante di lettere in pensione, si ferma, li accarezza con lo sguardo, poi con una mano. “Sono più di 1.300”, racconta, “erano imballati in tanti scatoloni. Li abbiamo tirati fuori uno per volta, erano impolverati e molte etichette illeggibili. Mi ha aiutato un ragazzo ucraino. Li abbiamo sistemati in queste scaffalature e poi negli armadi che ci hanno regalato e negli altri che ho portato da casa mia. Due anni fa qui era tutto allagato, sono dovuti venire con le pompe idrovore. Ora le carte sono in salvo e in ordine. Non inventariate, però: nel 2017 ho chiesto un finanziamento di novemila euro e aspetto ancora che i soldi arrivino”.

Nel sottoscala della scuola Ferrante Aporti, un edificio degli anni quaranta, tra i primi a urbanizzare la collina Fleming a Roma, Pugliese custodisce le carte in cui è raccolta una delle più impegnative, appassionanti imprese civili dell’Italia repubblicana: la lotta all’analfabetismo. Sono carte preziose, poco o per nulla note, rimaste chiuse per più di quarant’anni e ora sottoposte a vincolo dalla soprintendenza archivistica, che raccontano lo sforzo di una pattuglia di persone che nel dopoguerra si batteva affinché una democrazia in costruzione non prescindesse dall’educazione dei suoi cittadini, adulti in particolare, altrimenti – era l’allarmata convinzione – si sarebbe retta su basi poco solide.

Immagine da Wikimedia.


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