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Le città nella giungla

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Su L’Indiscreto un pezzo del libro di Patrick Roberts “Giungle”: cosa si nasconde dietro il nostro immaginario della “città perduta” nella foresta tropicale? C’erano dei modelli strutturalmente diversi di urbanizzazione e agricoltura/allevamento?

Secondo l’autore scontiamo due miti, uno per cui le città sorte nella giungla fossero destinate al fallimento e alla rovina, gli unici abitanti in grado di resistere in piccoli villaggi, isolati e ostili. L’altro, che il territorio della giungla fosse poco adatto all’agricoltura intensiva, e di conseguenza un luogo inospitale per dare vita a prospere civiltà.

Molte società della foresta tropicale avevano trovato strade di grande successo per la produzione alimentare, anche nelle circostanze ambientali più difficili. Sebbene quelli studiati potrebbero non assomigliare ai campi ‘agricoli’ che abbiamo in mente oggi, alla base del sostentamento di città e Stati c’erano antichi metodi comunque in grado di supportare lo sviluppo di popolazioni e strutture sociali di dimensioni impressionanti. […]

Non solo le città tropicali precoloniali avevano prosperato, ma che erano in realtà alcuni dei territori urbani più estesi del mondo preindustriale, superando di gran lunga l’antica Roma, Costantinopoli e le antiche città della Cina. Scopriremo inoltre che anche la regione forestale apparentemente più ‘incontaminata’, il bacino amazzonico, ospitava in realtà milioni di persone distribuite su una rete di insediamenti simili a quelli urbani attuali.


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