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Le sfide della scuola raccontate sul piccolo e grande schermo

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Su Internazionale, Christian Raimo riflette sulla rappresentazione del mondo della scuola in alcuni film e, soprattutto, in alcune recenti serie televisive.

Molte delle serie per adolescenti ambientate a scuola sono costruite un po’ come i Peanuts: gli adulti non contano. In Stranger things o in Elite , come nelle italiane Baby o Skam (tutte su Netflix), è importante sempre il punto di vista dei ragazzi. Il mondo dei grandi spesso è un ostacolo ai desideri, un fronte d’incomprensione con cui al massimo ci si confronta attraverso conflitti frustranti, cercando di non schiantarcisi contro.

La scuola è quasi sempre uno sfondo: un edificio o un contesto in cui avvengono le cose, e nella maggior parte dei casi le cose importanti avvengono di nascosto, sottobanco. In queste serie si parla raramente di docenti e d’insegnamento. Al centro delle storie ci sono le relazioni complicate tra i ragazzi, e anche quando le storie coinvolgono i professori, in genere trattano tematiche socioeducative più che l’apprendimento: per esempio l’inserimento in una classe nuova, l’uso di sostanze, il razzismo, il bullismo.

Proprio per questo spicca un recente esempio in controtendenza: Il caos dopo di te. Scritta da Pablo Montero, già autore di Elite, è una serie crime spagnola ambientata in un liceo di Novariz, una cittadina immaginaria della provincia galiziana, una zona dove negli ultimi anni sono aumentate le disuguaglianze sociali. Al liceo arriva una supplente di lettere, Raquel (Imma Cuesta), per sostituire Viruca (Barbara Lennie), un’insegnante trovata morta alcune settimane prima per un presunto suicidio.

Immagine da Wikimedia.

 


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