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L’Italia è una repubblica fondata sul classismo

L’Italia è una repubblica fondata sul classismo

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

Su Rolling Stone, Dario Falcini, alla luce degli ultimi scambi su Twitter tra Maria Elena Boschi e Paola Taverna, e riflettendo sugli sprezzanti commenti rivolti dal parlamentare democratico Luigi Marattin al vicepremier Di Maio, propone un’analisi del classismo del nostro tempo.

Le classi sociali non esistono più, ci raccontano ogni giorno, sommerse dalla crisi del mondo occidentale, dall’impoverimento del ceto medio (e dall’arricchimento di quello altissimo), dalla proliferazione delle partite iva coatte prima e dall’esplosione dell’economia dei lavoretti poi. Più in generale, verrebbe da dire, in Italia non esiste più il lavoro, a giudicare dai dati che ci vogliono ai primi posti tra i Paesi europei con il tasso di occupazione più basso. O meglio, di certo non esiste più il lavoro per come lo conoscevamo. Eppure, anche senza più classi né lavoro, il classismo in Italia è più vivo che mai. E rinnova ogni giorno la sua ricca e gloriosa tradizione. Solo negli ultimi giorni, senza fare particolare sforzi di ricerca, si possono mettere assieme diversi esempi. Ad accendere la bagarre sono state Paola Taverna e Maria Elena Boschi, rispettivamente vicepresidente del Senato in quota 5 Stelle e deputata Pd ed ex ministra per le Riforme. Dopo una critica di quest’ultima al reddito di cittadinanza, con cui invitava il governo a concentrarsi sulla richiesta dell’ad di Fincantieri di trovare “6mila ragazzi per fare lavori manuali, come il saldatore”, Taverna ha risposto così su Twitter: “Le consiglio di inviare il cv come saldatrice”. “Io faccio l’avvocato. Ma non troverei nulla di male a fare il saldatore”, ha ribattuto la Boschi, facendo per una volta la figura da gigante.

 


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